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03 Dicembre 2014, 13.17

Punti di vista

Accordo sul clima tra Cina e America

di Aldo Vaglia
Può definirsi storico e il preludio di altri trattati sulle emissioni di gas serra quanto è accaduto a Pechino in questi giorni tra Obama e Xi Jinping

Si troveranno sempre i “farlocchi” sotto forma di giornalisti e scienziati pseudo ambientalisti che,  facendo (il più delle volte a loro insaputa) il gioco dei negazionisti, criticheranno i tempi di realizzazione di quanto i due capi di stato si sono impegnati a realizzare (la Cina entro il 2030 e l’America entro il 2025), ma tra il niente di Kyoto e l’impegno di oggi, c’è la presa di coscienza che il mondo rasenta la catastrofe.

Certo che si può sempre fare di più e meglio, ma con questa filosofia non si fa altro che ritardare ogni passo anche breve nella direzione di contenere sotto i 2 gradi l’aumento della temperatura del pianeta nei prossimi 20 anni.
Sono passati 17 anni dal trattato internazionale del 1997 sull’ambiente, firmato nella città giapponese di Kyoto da 180 paesi.
Solo nel 2005 aderiva la Russia, ma le due superpotenze che da sole producono il 45% di emissioni di gas serra (America e Cina) si erano sempre opposte con veti incrociati a questo protocollo.

Per questo l’accordo tra i due Leader cinese e americano è salutato con entusiasmo sia da Greenpeace: “Il patto potrebbe avere importanti effetti positivi nel contrasto all’inquinamento al riscaldamento terrestre e al cambiamento climatico”, che da  Al Gore: “L’intesa annunciata dai presidenti Barack Obama e Xi Jinping nel ridurre le emissioni di gas serra è un passo notevole nell’impegno verso una soluzione del mutamento climatico. Sarà necessario fare molto di più, compreso un accordo globale con tutte le nazioni. Però i due più grandi inquinatori dimostrano serietà nell’impegno…”

È anche un’immensa opportunità di crescita dice il presidente cinese: “ entro 5 anni l’energia pulita sarà la prima voce del nostro Pil”.
Chi perderà di nuovo il treno sarà la vecchia Europa che avendo per prima posto il problema, non è stata in grado di  marcare la differenza e di coglierne le opportunità, e sta già facendo retromarcia sugli impegni  presi. Oggi è la Polonia che non accetta gli accordi, domani sarà qualcun altro…

Quali i limiti?
Il più grave è l’essere solo un’unione monetaria e non politica che privilegia gli interessi nazionali e addirittura localistici rispetto all’interesse generale; e questo si riflette anche in campo energetico e ambientale.


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