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10 Ottobre 2012, 08.00

I racconti del luned

Diventare maggiorenni: quanta fatica!

di Ezio Gamberini
L'ottava edizione di Custoza, festeggiata anche quest'anno da centinaia di podisti (seicentotrentotto!), rappresenta per il sottoscritto il diciottesimo sigillo sulla classica distanza di 42.195 mt: sono maggiorenne!

Anche questa volta, nella domenica in cui si festeggiano le mamme, Grazia mi fa un regalone accompagnandomi.
Questa domenica sarà ricordata come la più torrida di tutte le edizioni; la temperatura è bestiale e tale da schiantare chiunque già alla partenza. Non parliamo delle ore più calde,  quando raggiungerà i 30°!
 
Ci eravamo lasciati all’ultima Reggio, in dicembre scorso, con la mia secondogenita Annina, quasi ventenne, che, contagiata forse dalle sue bimbe dell’asilo alle quali insegna ginnastica artistica, aveva fatto la letterina a Santa Lucia chiedendo la “macchina per fare i cioccolatini delle principesse”.
Ora, non so se sia più ‘persa’ Annina, o se invece sia più demente Santa Lucia, perché la mattina del 13 dicembre, sulla porzione di tavola a lei riservata, Anna ha trovato la “Ciokokiss” (costo € 8,90!) e nel pomeriggio lei e sua sorella Chiara (15 anni) hanno confezionato mezzo chilogrammo di cioccolatini….
E la sua piccola allieva che aveva chiesto “un cavallo vero”? Si è ravveduta, accorgendosi di averla sparata grossa, così proprio il giorno prima di Santa Lucia ha detto a suo padre: “Papy, non fa niente se non arriva un cavallo vero; va bene anche una casa al mare....”.

E’ certamente l’atmosfera natalizia che induce all’indulgenza ed alla rilassatezza, ma anche a stravaganze ed esagerazioni: “Dramma all’ultimo dell’anno: litiga con la moglie e le rompe una bottiglia di vino sulla testa” leggo su un quotidiano il 2 gennaio.
“Deve essere impazzito” commenta Grazia. “Già – le rispondo – era un Barolo del ’54….”. E poi, al televisore, l’allegro ritornello: “We wish you a marry christmas, we wish you a marry christmas, we wish you a marry christmas and happy GOODYEAR”….. e la nostra Pirelli?

Ma ora pensiamo alla gara.
E’ come sempre l’alba quando giungo a villa Venier; mi piace vedere gli addetti che sistemano le prime transenne, gli scout assonnati intenti a stendere il piano dei servizi che dovranno svolgere durante la manifestazione (a fine gara, uscendo dallo spogliatoio, rivolgo loro i complimenti per il servizio svolto ed aggiungo: “Anch’io sono stato scout da ragazzo, ma è proprio vero che si è scout per sempre…”), i volontari indaffarati a preparare i pettorali, le cucine e le vettovaglie, i ristori, e gli stand che prendono forma…. 
 
Un’ora prima del via per me comincia quello che ormai definisco il periodo dell’ “eau de cacharel”: “Vado in bagno? Non vado in bagno?”. Vado in bagno. E dopo qualche minuto la storia si ripete. Il fatto è che la tiritera va avanti fino a cinque minuti dalla partenza. Poi, grazie a Dio, si parte!
 
Non mi faccio prendere dalla furia e cerco di andare costante, ma al secondo km il cronometro segna dieci minuti e dieci secondi, al decimo cinquantotto minuti, arriverà poi Santa Lucia (la salita) a mettermi a posto. L’obiettivo è finirla, come sempre, e poi quest’anno sono l’unico portabandiera della mia società, l’Atletica Gavardo ’90.  Come ho già detto, il caldo è torrido. Non ho mai corso in queste condizioni, ma tutto sommato procedo bene.
 
Eccoci a Borghetto, il magnifico borgo bagnato dalle acque del Mincio. Finalmente, dopo averlo attraversato ben sei volte durante la maratona di Custoza, (tutti ricorderanno che la prima edizione non passò da qui, ma si svolse su un circuito ripetuto due volte) l’estate scorsa con Grazia vi abbiamo trascorso una magnifica giornata.
 
Alle 12 e 30 in punto hanno aperto i battenti dell’Antica Locanda ed abbiamo occupato il tavolo che avevamo prenotato, in riva al fiume, gustando tortelli di zucca e ravioli come mai ho assaggiato in vita mia: squisiti! A metà piatto ce li siamo scambiati, e poi via con mezzo pollo alla brace e una montagna di patatine fritte per me (ah, caro Tex…) ed una fiorentina per Grazia, il tutto accompagnato da un bianco frizzante che abbiamo gustato in modo straordinario….
Ci torneremo anche in inverno, perché voglio provare il gusto di cenare all’interno, in una delle magnifiche sale affrescate con dipinti di notevole bellezza.
 
Ad una settimana di distanza, invece, continuando nell’esplorazione dei “luoghi” della maratona di Custoza, abbiamo visitato il parco Sigurtà, il cui ingresso si scorge durante la gara vero il sedicesimo km quando si entra a Valeggio sul Mincio. E’ stupendo anche in agosto, ma credo che in maggio possa offrire il meglio di sé. Si parte sul trenino, per un’occhiata generale, poi, con più calma, si esplora ogni suo angolo: è un vero spettacolo e chi non l’ha ancora visitato provveda al più presto!

Fra poco attraverseremo il parco pubblico di Valeggio e poi giungeremo sul lungofiume. Qui innesto il “pilota automatico”, nel senso che, dopo aver impostato la velocità di crociera, stacco il cervello e mi lascio andare…. I miei due virgola quattro lettori (anche qui è doverosa una spiegazione: Manzoni se ne attribuiva venticinque e Guareschi due di meno, ventitre) penseranno: “ Chissà ora cosa racconterà. Che fantasia ha il Tapascio… Ma dove va ad inventarsele?”.
 
Cari amici podisti, vi devo deludere.
Il sottoscritto, al contrario, non ha un briciolo di fantasia, ma riporta la realtà tale e quale (come il mio mentore Giovannino Guareschi, il “papà” di Peppone e Don Camillo, che ripeteva spesso di limitarsi nel raccontare le sue storie, ma poi, di solito, la realtà superava la fantasia…) oppure, al massimo, l’anticipa un po’. Rileggetevi ciò che scrissi nella cronaca di Custoza di due anni fa!: “…..Non parliamo poi di ‘Marco’ Giacinto Pannella, “guru” degli scioperi della fame e della sete.
Se io fossi in lui, per fare un bel botto, opterei sicuramente per uno sciopero del respiro. Il giorno dopo sui quotidiani di tutto il mondo potremmo leggere: “Ieri mattina alle otto e trentasette l’onorevole Pannella ha iniziato uno sciopero del respiro.
La clamorosa protesta è terminata con successo alle otto e quarantadue. I funerali si svolgeranno mercoledì. Dopo la cremazione, le sue ceneri potranno essere fumate gratuitamente in Piazza Navona”. 
 
Leggetevi ora l’articolo riportato dal “Bresciaoggi” del 5 marzo di quest’anno!: “Londra. Ha davvero sniffato le ceneri del padre o l’ha sparata più grossa del solito? Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones, è finito ieri al centro di un giallo dopo che in un’intervista-choc ha raccontato come l’incontenibile passione per ogni droga possibile e immaginabile l’abbia spinto persino a sniffare i resti del genitore dopo averli mescolati con la cocaina. Una sua portavoce si è affrettata a dire che scherzava, mentre l’intervistatore rimane convinto di aver raccolto una confessione sincera. Sessantatre anni, una lunga frequentazione con i narcotici di ogni tipo, eroina compresa, operato l’anno scorso alla testa dopo una caduta da un albero, la scheggia impazzita della celebre band capeggiata da Mick Jagger, è stato all’altezza della sua fama d’insuperato maestro di ogni eccesso sul fronte «sex, drugs and rock» quando si è concesso in pasto alla rivista New Musical Express. «La cosa più strana che ho sniffato? Mio padre. È stato cremato e non sono riuscito a resistere dal dargli una sniffatina. A mio padre Bert non sarebbe importato un fico secco», ha rivelato, aggiungendo: “ E’ andato giù abbastanza bene e sono ancora vivo”. Il musicista ha fornito un particolare che spiega molte cose: ha «assaggiato» le ceneri del padre - con cui si riconciliò negli Anni ’80 dopo due decenni di rottura - mentre era ubriaco fradicio”.
 
Tiè! Che nessuno si azzardi più a mettere in dubbio quanto scrivo…. Certo, uno può dire: “Ne scrivono di cose sui giornali….” ed in parte è vero, senza contare i refusi; cosa pensare quando sui quotidiani si leggono ogni tanto simili notizie: “Ritrovata dopo sessant’anni; fatta esplodere bimba della seconda guerra mondiale!”.

Intanto, tra pescatori, roller, ciclisti e podisti, mi passa accanto un gruppetto che tiene per alcune centinaia di metri la mia andatura. Stanno discorrendo amabilmente di tutto un po’. Dicono che la gente non è mai contenta e continua a guardare gli altri, la casa, l’auto….: “Cosa vuoi…. – dice un piccoletto ad un lungagnone che gli sta accanto - io mi accontento della macchina che ho….”. E l’altro “…anche io, sono soddisfatto dell’auto che possiedo, e la cosa più bella è non provare invidia per nessuno…. Scusa ma tu che macchina hai?” e il piccoletto: “Una Audi Q7, e tu?”. “Una Porsche Cayenne..”. “….ma va…..” sibilo tra i denti, prima di lasciarli sfilare definitivamente.
 
Su, chiunque può acquistare una macchina di lusso. Non avete mai visto quella pubblicità che più ingannevole non si può? “Acquista una Mercedes con comode rate da 135 € al mese!” (forse i tuoi nipoti nel 2083 finiranno di pagarla!).
E sempre a proposito di marche di automobili, curioso è stato il commento dell’amico che, volendo fare il saputello, quando portò il glorioso furgone Ford Transit dell’oratorio a far rottamare, con voce spezzata, esclamò: “Sigh! Ford Transit gloria mundi”.
La misura di quanto ci abbia invaso la tecnologia (telefonini, pc, mp3 e quant’altro) può essere in parte espressa dalla conversazione che ho involontariamente udito tra mio figlio ed un suo compagno di squadra: “….. si, ci vediamo di fronte al ristorante, quello vicino al castello – gli ha detto Paolo - …. accidenti non mi ricordo come si chiama…. ha il nome di un navigatore……” (si trattava del ristorante Vasco de Gama) e l’altro: “ Tom Tom Go?”…………
(Ma qui, cari amici podisti, si potrebbe narrare di tutto: dal “Tallone di Cheope” alla “Spada di Pericle” o “Empedocle”….. lasciamo perdere….). E sempre a proposito di Paolo, che bello potergli dire, dopo cena, adesso che è laureato: “Su, dottor Paolo, prepara il caffè per tutti…” e lui per vendetta chiede “Quanto zucchero?” e alla risposta: “Due”,  impugna tra pollice ed indice proprio due cucchiaini, li infila nella zuccheriera e tentando di metterlo nelle tazzine sparge zucchero dappertutto.

… Com’è lungo il lungo Mincio (ovvio, altrimenti si sarebbe chiamato “corto Mincio”) e così mi passa per la testa di tutto, anche concetti fondamentali ai quali magari è riservata poca importanza: non vi siete mai chiesti ad esempio come mai, quando infilate una tazza di thè nel microonde e fate girare il piatto, quando riaprite lo sportello il manico della tazza non si ferma mai a ore quattro, dove un destrorso lo può comodamente impugnare, ma inviariabilmente tra le ore nove e dodici? Provare per credere….
 
Insomma, è un po’ come il Primo Enunciato del Tapascio Bombatus che, sebbene un po’ datato (1999), per un podista è sempre valido e se non ricordo male recita così: “La durata della pioggia è direttamente proporzionale alla durata del tuo allenamento lungo. Ovvero, non importa quanto duri il tuo allenamento lungo; non appena terminato, la pioggia cesserà ( e dopo cinque minuti uscirà il sole)”.
 
A proposito di pioggia; e l’acqua? Tremende ipotesi si prospettano all’orizzonte, se non smettiamo di sperperarla selvaggiamente. Inquinamento atmosferico, buco nell’ozono, le temperature aumenteranno, le calotte di ghiaccio si scioglieranno ed i mari si alzeranno di un metro. “E che mme fotte? -  dice Giobbe Covatta – io in piaggia sposto il telo due metri più in sù….”. E i rifiuti? Quando smetteremo di produrre rifiuti? “Quando saremo vecchi vecchi, rincitrulliti e ‘toti’….. vedrai che non consumeremo quasi più nulla”, rassicuro Grazia. “Ohh, parla per te”, mi risponde piccata. “Volevo essere gentile, ma hai ragione: quando saremo vecchi vecchi, tu rincitrullita ed io arzillo….” Le rispondo non prima di essermi portato a distanza di sicurezza…..

Ripenso anche a ieri sera, vigilia della maratona: accendo il televisore ed ascolto un telegiornale. Family Day a Roma; intervistano Fini, Casini, e poi Berlusconi: “Noi difendiamo la famiglia e …” e poi mi perdo. Ma secondo i beni informati Fini e sua moglie non si sono lasciati? E Casini non ha lasciato la moglie per andare con una mooolto più giovane di lui? E Berlusconi non ha lasciato la moglie per andare con una mooooolto più giovane di lui? Cambio canale. Contro-manifestazione del “coraggio laico”; intervistano Pecoraro Scanio e poi Alessandro Cecchi Paone: “Secondo noi la famiglia….” .
Spengo la TV e con Grazia, visto che dobbiamo andare a “ritirare” Chiara che è andata a mangiare una pizza con i suoi compagni di classe, decidiamo di fare una passeggiata a Cisano di San Felice del Benaco, un magnifico borgo di quattro case dove puoi ritemprati lo spirito, ammirando il lago senza sentire una mosca volare, dove trovi, ogni dieci metri, mentre attraversi le viuzze acciottolate, cartelli di plexiglas che non preservano informazioni e pubblicità, ma versi, poesie e canti della Divin Commedia.
Non conoscete Cisano di San Felice del Benaco? Peggio per voi….

E’ dura, è dura; ne vedo parecchi “stinchi” a terra e il servizio delle ambulanze lavora parecchio. Praticamente dal venticinquesimo non corro più con regolarità.
Non ci riesco. Bevo come un cammello, ma la gola brucia e le fauci sono secche. Mi trascino fino alla fine, ma quando taglio il traguardo dopo cinque ore e venticinque minuti, come sempre sono felice, ed anche in questa occasione mi chino per baciare la terra dopo l’arrivo.
Anche stavolta all’arrivo ad attendermi c’è Grazia, come potete vedere qui sotto nella vignetta di Annina. Doccia e superpranzo ristoratore (quest’anno poi è stata “istituzionalizzata” la gratuità del pranzo per i familiari dei maratoneti; davvero superlativo) concludono l’avvenimento e l’arrivederci è per l’anno prossimo.

Voglio chiudere decantando queste terre che per undici mesi della mia vita, più di venticinque anni fa, furono anche le mie, quando feci il militare in un aeroporto che al tempo offriva un Roma civile settimanale e per il resto F104 e Tornado che sfrecciavano giorno e notte a trecento metri da dove dormivo.…. Amici podisti, dove trovate un’altro posto, e volutamente mi limito al campo enologico, che offre assolute prelibatezze che vanno dall’Amarone al Bianco di Custoza, dal Bardolino al Lugana, dal Recioto al Soave, al Valpolicella, senza contare i Cabernet e Chardonnay, i Merlot , i Pinot, i Prosecchi….. scusate ma sono quasi ubriaco…..
 
E la gente veneta? Davvero stupenda. Ho avuto la fortuna di conoscere personaggi straordinari.
L’Avesani (ho usato un cognome comune, via, non voglio smascherarlo…) era un gran simpatico, ma anche un po’ cane.
Più vecchio di me, ogni tanto in caserma mi diceva: “Te tajo e rue dea machina!”, quando all’epoca il mio mezzo di locomozione era costituito da una vecchia Bianchi con i freni a bacchetta, che era stata di mio padre.
Mi raccontò che un giorno lui e la combriccola dovettero andare a ripescare il loro amico Pietro che aveva incastrato la testa nel water dei servizi riservati alle femmine in una discoteca veronese, quando aveva inseguito per tutta la sera quella che gli faceva girare la testa.
 
Era successo questo: il giorno prima Pietro, gran cervellone e “secchione”, ma tonto come un babà, aveva chiesto all’Avesani: “Cosa devo fare con le donne?”, e lui, sentenziando ieratico: “Infila ciò che hai di più caro dove lei fa pipì…”…… Aveva pure fatto credere ad un altro suo amico, Folco, gran frequentatore di sacrestie ed appassionato “lettore”, ma anche questo evidentemente un poco “tardo”, che Osea era in realtà un profeta veneto: “Osèa – gli diceva – non senti? Osèa, e più la ‘è’ è pronunciata aperta e più sembra veneto….Osèa, ‘l profeta masa grande….”. Una volta che doveva leggere la prima lettura dal libro del Deuteronomio, gli disse di accorciarlo, abbreviandolo in Deutero (gli portò l’esempio del Nabuccodonosor: “ Se dize  ‘l Nabucco, no l’Nabuccodonosor….”). Lasciate che apra una parentesi per raccontare che neppure un caro amico ha scherzato, la sera del venerdì santo, quando leggendo la passione, arrivato al punto in cui è preparata la sepoltura di Gesù, a Giuseppe d’Arimatea avrebbero dovuto consegnare una mistura di mirra e aloe di cento libbre; invece l’amico ha letto che “Nicodemo si presentò con cento libbre di mirra e aole! (trote e lucci no? Ahhh, “carpe diem!”, “una carpa al giorno!……). Torniamo a Folco.
Il parroco del paesino si stupì che quella domenica gli scavezzacollo come Avesani e soci fossero seduti in prima fila, alla messa delle undici. Quando capì fu troppo tardi, perché Folco era già partito in quarta con la prima lettura: “Dal libro del Deutero…”. I cani in prima fila avevano le lacrime agli occhi, ma non cedettero, pure se stavano per scoppiare. Anche il parroco fece una fatica del diavolo per trattenersi dall’esplodere in una risata; alzò gli occhi al cielo, scosse la testa e pensò che non tutte le pecorelle sono perfette, ma quello era il suo gregge e, da buon pastore, ringraziò il padreterno per averglielo affidato, consapevole che in ogni modo tutti i salmi, quando escono dal cuore, finiscono in gloria.
 

La mamy all’arrivo pronta con l’asciugamano.

Tratto dal volume: “Tapascio Bombatus e altre storie” – Ed. Liberedizioni –

Il racconto è del 2007


 
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