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07 Febbraio 2015, 12.02

Tecnologia

Le traduzioni simultanee... di Eraclito

di Dru
Oggi le tecnologie hanno decretato la fine dello studio delle lingue “straniere”, la fine si chiama “World Lens” e “Conversation mode”

Con algoritmi sempre più complessi, ma sempre più a buon mercato, le maggiori case produttrici al mondo di software, tra cui Google e Microsoft, hanno sviluppato software potentissimi che traducono testi e simboli in oltre 500 lingue, e questo tutto simultaneamente.

Quale fosse la sorte di chi studiasse le lingue straniere
mi era chiaro fin dai primi anni duemila, quando uscirono i primi traduttori ancora rudimentali.

Ricordo che qualcuno  criticava le mie funeste profezie, funeste per le speranze riposte in quei figli studenti in lingue, opponendo che è nella complessità delle lingue, complessità che non si può ridurre alla sola logica sottesa ad ogni grammatica, lo scoglio insormontabile per la tecnica.
Io non so quali sono stati ad oggi gli ostacoli superati da questi giganti delle nuove tecnologie, ma so che la tecnica può, in questo è invincibile.

Cosa facevano i primi programmi?
I primi programmi richiedevano la parola e restituivano un ventaglio di parole tradotte, come un classico vocabolario.

Complesso era tradurre una semplice frase, per diversi motivi, non ultimo il fatto che si doveva essere di fronte ad un Personal Computer, che il programma che traduceva non era online al testo da tradurre, ma offline, cioè non era attivabile nel testo ma fuori dal testo da tradurre, e che quindi non vi poteva essere simultaneità, forma indispensabile per ogni interazione linguistica.

L’unico visibile vantaggio
fu quello di poter copiare e incollare parole tradotte, ma il seme della tecnica aveva già in sé tutto ciò che oggi è germogliato dalla sua pianta, come “World lens” fa, bisognava solo attendere.

Poi incominciarono i primi programmi di traduzione delle frasi.
Qui l’obiezione che mi avanzarono i mei primi critici poteva ben prendere il volo, le prime traduzioni sembravano tutto fuorché qualcosa di definito e comprensibile, non ci si poteva fidare, sembrava che a mettere insieme nomi a verbi rispuntasse il demone cartesiano che scombinava l’analisi linguistica di Aristotele e Platone, fatte e così ben poste nel loro “De Interpretazione” e  “Cratilo”, a cui ancora oggi tutta la linguistica si inchina.

Eppure i potenti mezzi
misero in ordine ciò che la “sfortuna” scombinava e, con tempo e lavoro a forza di algoritmi sempre più attenti alle sfumature linguistiche, si approdò a traduzioni di frasi intere veramente precise.

Ma cosa ancora mancava, nei primi anni di queste tecnologie, per fare il salto?
Quello che ho scritto sopra, la simultaneità traduttiva dei testi.

Oggi World Lens dimostra e mostra la nuova frontiera, con questo programma basta che guardiamo ad un testo o ad un cartello con il nostro cellulare che esso per noi traduce simultaneamente.

Certo, siamo ai rudimenti della simultaneità, ma quanto passerà perché questo sistema si appoggi ad occhiali (a proposito, questo sistema lancerà significativamente i google glass o occhiali elettronici) o a cips sottocutanei che lavoreranno e tradurranno in vece nostra?
Oggi l’aggiornamento appena annunciato da Google introduce due novità fondanti l’era della traduzione simultanea: Conversation mode e World Lens.

Una volta impostate le due lingue della conversazione, basta toccare l’icona del microfono dell’app (applicazione sul cellulare o altro mezzo) una sola volta, per iniziare a parlare: sarà Translate a rilevare quale delle due lingue si stia usando, per riprodurre la traduzione nell’altra lingua appena terminata la frase.

Secondo quanto scrive Google, più del 50% del Web (internet) è in lingua inglese, mentre l’80% degli utenti l’inglese non lo sa.
Brasile, Stati Uniti, e Messico sono i tre paesi dove Translate viene utilizzato di più.
“Oltre 500 milioni di persone utilizzano Google Translate ogni mese, per un totale di un miliardo di testi tradotti al giorno”.

Spero che l’obiezione oggi si lasci negare dall’affermazione che feci nei primi anni duemila, altrimenti pazienza, all’obiezione, in rassegnazione,  non resterà che tradurre con vocabolario,  penna doverosamente d’oca e calamaio.

Sempre Eraclito in un suo preveggente e fondante frammento scrisse:
“Maestro dei più è Esiodo: credono infatti che questi conoscesse moltissime cose, lui che non sapeva neppure cosa fossero il giorno e la notte; sono infatti un’unica cosa”.


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