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26 Dicembre 2012, 09.00

Pillole di psicologia

Un regalo che vale

di Mariella Bombardieri
Si avvicinano le feste e i negozi sono pieni di belle cose da regalare; oggetti con tanti lustrini e carte colorate ci invogliano ad entrare e ad acquistare qualcosa per i nostri cari.

Attraverso i regali, a volte, esprimiamo il nostro affetto, la nostra vicinanza, il nostro interesse; altre  volte i nostri regali significano poco perché non c’è dietro un sentimento sincero. Regali dunque che valgono e regali che non significano nulla e lasciano poco a chi li fa e a chi li riceve.
Vi  sono però regali che è difficile trovare in vendita, difficili da impacchettare con carte argentate, eppure così importanti per vivere bene.
Regali come l’affetto, la vicinanza, l’ascolto, l’autostima che  possono solo essere donati.
Per autostima  si intende il dare il giusto valore a sé e agli altri, l’avere un giudizio complessivo buono di se stessi, valorizzando la propria persona e quella di coloro che si incontrano ogni giorno.
Ogni essere umano viene al mondo con una grande aspirazione di esistere che lo spinge a crescere. Vi è in lui forte, un bisogno di essere riconosciuto, di essere visto dagli altri, accolto.
Inizialmente l’autostima nasce dalle relazioni con i familiari ma cresce e cambia attraverso il rapporto con gli amici, gli insegnanti, i compagni di scuola.
 
La nostra autostima nasce non solo da quello che noi pensiamo di noi stessi (sarebbe troppo facile) ma anche dai tanti messaggi che ci vengono inviati da chi ci circonda.
Un bambino per crescere con autostima deve sentire che la sua vita ha valore agli occhi di coloro che gli sono cari, deve cogliere che si è disposti a credere nelle sue potenzialità.
Ha bisogno di essere ascoltato per quello che cerca di comunicare, ha bisogno di essere accettato anche con i propri limiti senza  sentirsi addosso aspettative fuori dalla sua portata.
Un bambino sente di essere riconosciuto attraverso i messaggi verbali e non verbali, lo sguardo, il tono della voce, il contenuto delle parole, la cura che ci si prende di lui e la costanza educativa.
Al contrario ci sono dei nemici che mettono in crisi la  stima di sé e che bloccano l’autorealizzazione: sono le parole di rifiuto, di condanna, di scherno, di negazione, di ricatto, di valorizzazione: “sei un buono a nulla”, “sei il solito sfaticato”, “da te non ci si puo’ aspettare niente di buono”, “mi farai morire”.
Frasi che graffiano la persona, la offendono nel profondo e la rendono insicura e fragile tanto piu’ se è in una fase di crescita.
Gesti di violenza, di disprezzo, atti di tirannia e di  vendetta, mettono in crisi profonda la persona.
 
Le “botte”, gli schiaffi, spesso lasciano dentro una grande rabbia ed un desiderio di rivalsa.
Gli atteggiamenti di indifferenza o al contrario di iperprotezione o di responsabilizzazione eccessiva, di attese esagerate fa sentire l’altro sempre inadeguato.
O il dire tante volte ad una persona che è sbagliata fino a convincerla che cio’ è vero. 
Si chiama la profezia che si autoavvera o Effetto Pigmaglione: secondo il quale continuare a dire ad un essere umano che non vale o che manca di qualcosa significa riuscire a farglielo credere, soprattutto se chi manda il messaggio è una persona che ha con lui un legame, una relazione importante.
 
Sviluppare in una persona l’autostima vuol dire non solo però evitargli cose spiacevoli, ma anche valorizzare le sue abilità di vita, che soprattutto in età evolutiva possono e devono essere rafforzate.
Chi educa deve aiutare i ragazzi a sapere prendere delle decisioni, ad affrontare i problemi che ogni giorno incontrano senza abbandonarli ma anche evitando di sostituirsi.
Deve aiutare a sviluppare un senso critico di fronte agli stimoli che la società propone, a pensare attraverso il dialogo, la discussione magari anche attraverso il conflitto, ad usare il cuore per voler bene a se stessi accettandosi con i propri limiti ma anche per voler bene agli altri.
 
L’autocoscienza, il sapere ascoltare le proprie emozioni e il sapere gestire anche i momenti di stress, di fatica sono aspetti importanti per la realizzazione dell’uomo.
In un incontro ho chiesto a degli adulti di raccontarmi chi era stato utile nella creazione della loro autostima. Lascio a loro la parola per farvi capire.
 
“Ricordo mio padre che di fronte alle difficoltà mi ha insegnato ad affrontarle senza ingigantirle; mi diceva "forza ce la puoi fare” e sentivo che lui era vicino a me”.
“L’autostima mi ricorda una vicina di casa; la mia famiglia non si è mai curata di trasmetterci il valore di noi, non si occupava della nostra crescita troppo presa dai suoi problemi interni; io ricordo una vicina di casa che ci accudiva, che parlava con noi senza giudicare i nostri genitori. Ricordo ancora il sapore di certe pastasciutte, erano i sapori dell’interessamento, del volerci bene, della fiducia nelle nostre capacita”.
 “La mia autostima è cresciuta in un oratorio dove mi hanno insegnato a suonare la chitarra, dove ho trovato amici disposti a volermi bene. I miei genitori erano presi dalle loro attività e spesso io stavo con le suore dell’oratorio.
Io ricordo il loro affetto, la loro stima; stavo bene con loro tanto che alla sera quando i miei erano presi dai clienti dell’albergo tornavo all’oratorio e scavalcavo il cancello chiuso, entravo nel salone e suonavo i tasti di un pianoforte per richiamare l’attenzione della suora che scendeva e stava con me a parlare.
Per me l’autostima ha l’odore del pane appena sfornato, il pane che la suora mi dava da mangiare”.
 
L’autostima è dunque questione di incontri, di stimoli, di profumi, di calore umano.
L’autostima non può essere data da chi non la possiede per questo serve averne una giusta dose anche a noi adulti poiché chi non vuol bene un po’ a  se stesso, chi non riesce a vedere le sue ricchezze difficilmente potrà vederle e valorizzarle nell’altro.
Mariella Bombardieri

Mariella Bombardieri “Come faccio ad essere un bravo genitore? Viaggiando si impara” ed. Paoline 2008
Mariella Bombardieri “Con ali di farfalla. Reggere ai dolori della vita” ed. Paoline 2011
Bombardieri Cavalli “La relazione genitori-figli” ed. La Scuola 2011
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