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14 Agosto 2012, 09.00

Pillole di psicologia

Ciò che ci rende belli

di Sandra Vincenzi
Cos' che ci rende belli davvero? E che rapporto c' tra la bellezza e l'inconscio? L'incontro con il Re spaventoso, con l'inconscio, produce sempre un effetto immediato e visibile...
...diventiamo improvvisamente più belli, e se ne accorgono anche gli altri, coloro che ci vedono tutti i giorni o anche chi incontriamo solo per caso.
 
Carla, una giovane donna, era arrivata in studio un giorno col fidanzato: con un viso sofferente e tirato e uno sguardo ferito mi raccontava delle difficoltà che avevano nel rapporto di coppia e, mentre parlava, le parole affogavano come boe in un mare in tempesta.
Tutto era confuso, denso e solo una cosa era evidente: Carla era spenta, non aveva più alcuna vitalità nello sguardo, il suo mondo interiore sembrava morto.
 
La volta successiva Carla venne da sola e capimmo insieme che il primo incontro col fidanzato era per dare a lui la sicurezza che Carla ce la stava mettendo tutta, che non voleva avere segreti per lui, desiderava essere limpida.
Durante i nostri incontri ritrovò la sua chiarezza e anche una risolutezza che aveva perduto da molto tempo: lasciò il fidanzato, perché non era un buon rapporto per lei, dal momento che realizzò un grosso sforzo a stare con lui, le voleva bene, c'era dell'affetto ma non bastava e lui non le permetteva di mostrarsi come davvero era, un po' ribelle, esigente, appassionata e veramente poco convenzionale.
 
Tutte queste cose al fidanzato rendevano la vita difficile, e per questo Carla aveva dapprima cominciato a tacere, fino a rassegnarsi.
Il segnale della risalita arrivò un giorno che Carla entrò nel mio studio con un taglio di capelli nuovo, un trucco particolare, e nello sguardo una luce nuova: lei stessa mi disse che venendo lì aveva incontrato un'amica che le aveva chiesto cosa avesse fatto, che “la vedeva in formissima e bellissima”.
 
Ora che stava riprendendo in mano il timone della propria vita Carla poteva ricominciare a splendere, della sua luce.
Ognuno di noi ha una sua luce particolare, che lo rende bellissimo, e questa luce ha a che fare con la vitalità, con l'essere vicino a se stessi.
Durante un percorso di crescita personale o di terapia, è abbastanza normale vedere le persone cambiare e diventare più belle: è la conseguenza dell'essere vicini al proprio Sé, riconoscerlo e ritrovarlo, ci illumina di una luce che abbaglia, che è contagiosa, che parla il linguaggio del cuore e dell'anima.
 
Dopo che abbiamo guardato in faccia le nostre paure e le nostre false idee possiamo lasciarci andare e riconoscere ciò che è: la nostra vita coi suoi alti e bassi, le nostre difficoltà, le nostre stranezze e particolarità.
Sono quelle stranezze, quelle particolarità che ci rendono unici e che alimentano la nostra forza e la nostra bellezza.
E allora capiamo adesso quali sono le cose che ci rendono belli davvero: non è certo la perfezione o il buonismo, ma innanzitutto è la diversità, la differenza che c'è tra una persona ed un'altra che ci rende belli.
 
Questo significa che nella nostra vita dobbiamo scappare dall'omologazione e trovare una via nostra, una storia che nessuno abbia mai scritto prima e che solo noi possiamo scrivere.
Nel caleidoscopio dell'universo ognuno di noi ha un posto, e la sua luce e il suo colore danno senso all'immagine finale che ne sortisce.
Capiamo ora che l'incontro con il Re spaventoso è la via che ci indica come raggiungere il Re luminoso, che nella bellezza si esprime.
 La strada per risalire è diversa per ognuno di noi e non è fatta di teorie, ma consiste in un lavoro che ci libera dagli atteggiamenti che soffocano la nostra interiorità. In questo lavoro “di pulizia” e “riordino” ritorniamo a brillare.
 
Oltre alle diversità c'è un'altra cosa che ci rende belli: le nostre debolezze.
La perfezione è noiosa e non ha un sentire: le nostre debolezze invece parlano di noi, come i nei sulla pelle, come le impronte digitali diverse per ciascuno di noi.
Le nostre debolezze sono la porta attraverso la quale ognuno di noi può riscoprire la propria umanità e provare di conseguenza anche compassione per gli altri.
Le nostre debolezze richiedono cura, richiedono conforto e protezione, tolleranza e comprensione: sembrano gli ingredienti di una bella favola, quella che sentivamo raccontare da piccoli e sognavamo un giorno di poter realizzare anche noi.
 
Prima del vissero felici e contenti gli eroi hanno tutto un percorso da fare e durante questo si arricchiscono proprio di queste virtù -si diceva un tempo - competenze e qualità diremmo oggi.
In una società sempre più urlante, sempre più attratta dal clamore e dal materiale, le persone hanno bisogno di riscoprire proprio queste attitudini delicate, preziose, che rendono le persone più vicine a loro stesse, fan tornare gli occhi vibranti e luminosi come brillanti.
 
Essere belli ha dunque a che fare con l'essere se stessi, e per farlo è necessario:
1 – riconoscere in noi limiti e talenti, vizi e virtù, fatti e misfatti della nostra storia, personale e famigliare;
2 – rispettare ciò che abbiamo riconosciuto senza giudicare.
 
Succede che le persone continuino a mantenere i loro problemi, a soffrire, perché risulta loro più facile invece che trovare nuove soluzioni.
Carla non voleva dirsi che quel fidanzato non andava bene per lei, preferiva soffrire perché spesso la sofferenza e mantenere il problema sono profondamente legati ad una sensazione di innocenza e di fedeltà, che aprono le porte ad un tentativo di controllare la nostra vita ad un livello quasi magico.
Con ciò ci si lega alla speranza che tramite la propria sofferenza e buona volontà si possa salvare un rapporto, salvare un'altra persona, una certa situazione.
 
Se questo sforzo ci sta imbruttendo siamo lontani da noi stessi; se in questo sforzo brilliamo della nostra luce siamo su una buona strada.
Ma in una relazione con un'altra persona, quand'è che dobbiamo insistere e sforzarci, e quando invece lasciar andare, anche a costo di rimetterci il legame?
Nei successivi contributi cercherò di rispondere parlando della relazione.
 
Dott.ssa Sandra Vincenzi
PSICOLOGA PEDAGOGISTA
e-mail vincenzisandra@gmail.com
 
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