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13 Aprile 2014, 09.00

Quaderni di Cinema

Ultimo report dal Bari International Festival

di Nicola Cargnoni
Si conclude oggi la quinta edizione del Bif&st. Per l'ultima giornata del sabato, con proiezioni solo di mattina, non sarà presente il nostro inviato speciale, Nicola Cargnoni. Ecco qui il suo ultimo report

MERCOLEDÌ 9 APRILE


I nuovi angeli, Italia 1962, 96’
Genere: commedia
Categoria di concorso: fuori concorso, evento speciale e incontro con Ugo Gregoretti
Cast: regia di Ugo Gregoretti
Valutazione: ***½

Uno splendido affresco della società italiana durante il boom economico degli anni Sessanta, degli scontri generazionali, delle abitudini, delle usanze e delle differenze tra una parte e l’altra della penisola.
A seguire, il maestro Gregoretti ha raggiunto il palco del teatro Petruzzelli: ottantaquattrenne arzillo e spiritoso, racconta come ha esordito nel mondo del cinema proprio realizzando «I nuovi angeli».

L’idea di partenza era un reportage, infatti il taglio è quello documentaristico, arricchito dalla voce narrante del regista. Ma dopo aver viaggiato in più luoghi (dalla Sicilia alla collina toscana, dalle riviere romagnole alle fabbriche lombarde), si è deciso a realizzarne un film narrativo che traccia un filo rosso tra le situazioni filmate ed è ispirato anche dalle letture che il regista faceva in quel periodo.

Il film è stato molto apprezzato da Rossellini, che ha stretto un rapporto di amicizia con Gregoretti.
Il regista ottuagenario racconta delle difficoltà incontrate nel suo mestiere, di quando per un momento aveva rinunciato a fare cinema e rivelato alcuni simpatici aneddoti riguardanti il suo lavoro nell’editoria durante gli anni Cinquanta.
Un incontro molto formativo, che ci ha permesso di scoprire il lato umano e personale di un grande regista (ma poco prolifico) degli anni che furono.

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Una giornata particolare, Italia 1977, 110’
Drammatico, storico
Fuori concorso, proiezione per laboratorio di critica
Regia di Ettore Scola; con Marcello Mastroianni, Sophia Loren
Valutazione: ****

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Song ‘e Napule, Italia 2013, 114’
Commedia
Categoria Lungometraggi italiani
Regia di Marco e Antonio Manetti; con Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi
Nelle sale: prossimamente (17 aprile)

Tornano nelle sale i fratelli Manetti e lo fanno proponendo una commedia ambientata e girata a Napoli.
Paco (Alessandro Roja) entra in polizia per raccomandazione e grazie al suo talento per il pianoforte, viene ingaggiato per fare l’infiltrato. Paco comincia così a suonare per un cantante neomelodico, che si esibisce tra matrimoni, cresime e feste di compleanno.

A un inizio brillante, di ritmo elevato e spinto, segue una seconda parte un bel po’ più ‘seduta’, ma tutto sommato le risate non mancano, con quelle si abbonda.
Merita la sufficienza: **½.

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L’amministratore, Italia 2013, 71’

Docu-drama
Categoria Lungometraggi italiani
Regia di Vincenzo Marra; con Umberto Montella
Nelle sale: prossimamente

Fin dai primi fotogrammi ciò che salta subito agli occhi è lo stile della regia, che sembra attingere tantissimo dal Dogma ’95 di Lars Von Trier e di altri autori danesi.
«L’amministratore» è ambientato nella Napoli del quartiere Santità e delle periferie; è un film molto curioso, che segue le vicende dell’avvocato Umberto Montella, che di professione fa l’amministratore di alcuni condomini a Napoli.

L’attore impersona sé stesso e ci porta all’interno delle case di alcuni dei suoi clienti, coinvolgendoci nelle loro problematiche.
È, di fatto, un documentario, ma concorre come normale lungometraggio. Ciò potrebbe far pensare che si tratti di fiction, nel qual caso sarebbe un film da ***** lusso. Perché è impossibile scrivere una sceneggiatura di questo tipo.
Rimane il dubbio se sia un documentario e, nel caso, cosa ha spinto certi condomini a non fare nulla per nascondere i propri problemi?
Sta di fatto che «L’amministratore» segna il ritorno di Vincenzo Marra nelle sale e lo fa in maniera decisamente convincente: ***½.

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Il venditore di medicine, Italia-Svizzera 2013, 103’
Noir
Categoria Lungometraggi italiani
Regia Antonio Morabito; con Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri
Nelle sale: prossimamente

Quello di Morabito è davvero un buon noir/drammatico.
È la storia di Bruno (C. Santamaria), che lavora come informatore farmaceutico ed è ogni giorno a contatto con numerosissimi medici.
La strategia della sua azienda è facile: fare un omaggio più o meno prezioso ai medici, per avere in cambio la garanzia di prescrizioni e massicci acquisti di medicinali.

Nell’impianto narrativo entra a far parte anche la componente femminile che, come spesso accade nei noir, mostra il proprio lato oscuro.
La storia si dipana molto scorrevolmente sull’ora e mezza di durata, mostrando allo spettatore un mondo verosimilmente ‘sporco’ (moralmente), che è quello della ‘catena di compraggio’ di cui Bruno è l’ultimo anello.

Tra medici integerrimi (uno) e medici corrotti (tutti gli altri), Bruno cerca di corromperne uno molto importante, che gli permetterebbe di affermare il proprio ruolo all’interno dell’azienda. Nel frattempo la sua vita personale risente di questa pressione.
Girato benissimo, con un’ottima fotografia e dei preziosi piani sequenza, questo film è senz’altro un lavoro ben riuscito; Santamaria qui è molto bravo e la sceneggiatura è ben scritta, compreso un piccolo ‘colpo di scena’ verso la fine.
Promosso a pieni voti: ***½ .

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GIOVEDÌ 10 APRILE

La tregua, Italia 1997, 125’
Drammatico
Fuori concorso, incontro con il compositore Luis Bacalov
Regia di Francesco Rosi; con John Turturro, Massimo Ghini
Valutazione: **½ 

Ultimo film del regista Francesco Rosi, conosciuto per i grandi film d’inchiesta degli anni Sessanta e Settanta («Le mani sulla città», «Uomini contro», «Il caso Mattei», «Lucky Luciano»).
«La tregua» è ispirato al romanzo di Primo Levi e ci mostra la lunga odissea che ha seguito la liberazione da Auschwitz.

Luis Bacalov è l’ospite presente al teatro Petruzzelli dopo la proiezione del film. Arrivato a Bari per ritirare il Fellini Platinum Award, il compositore si concede a una lunga intervista in cui parla della sua esperienza e del suo approccio al mondo del cinema.
Musicista veramente prolifico, Bacalov pone un problema concreto che riguarda il lavoro di compositore di colonne sonore: la musica dovrebbe essere realizzata in base al significato semantico del film, mentre troppo spesso nel suo lavoro ci sono state intromissioni di ‘addetti ai lavori’ che non avevano la competenza per avere voce in capitolo.

Chiamato a sostituire Nino Rota dopo la sua morte improvvisa, Bacalov parla della sua collaborazione con Fellini per la realizzazione della musica del film «La città delle donne». Da questa esperienza ha tratto un grande insegnamento, avendo potuto partecipare alla fase delle riprese; in genere, infatti, il compositore inizia a lavorare sul film quando questo è già montato.
Ma con Fellini non ha collaborato oltre, perché il cineasta riminese non ha digerito il fatto che Bacalov abbia preso l’iniziativa in alcuni frangenti del suo lavoro.

Alla domanda su quali siano le differenze tra musica colta e musica per il cinema, il musicista risponde che intanto la musica non deve primeggiare sulle dinamiche del film; la musica pensata per il film è una musica “chiusa”, che si sviluppa sull’arco temporale della pellicola, e non ha la struttura di un’opera aperta.
Cosa determina, quindi, il successo di una colonna sonora? Innanzitutto il successo del film. Esistono grandissime colonne sonore dal punto di vista tecnico, ma se appartengono a un film che non ha avuto successo, ne soffrono di conseguenza.

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La mia classe, Italia 2013, 92’
Docu-Drama
Concorsi Lungometraggi italiani
Regia di Daniele Gaglianone; con Valerio Mastandrea
Nelle sale: già passato

È tutto vero, ma per finta.
Valerio Mastandrea è un maestro che insegna in una scuola serale per studenti stranieri, che nel film interpretano sé stessi.
Dal momento in cui vediamo il regista dirigere le scene, capiamo che si tratta di “finzione documentata” e ciò è il documentario stesso.

Una classe di stranieri, provenienti da differenti nazionalità, si deve confrontare con la lingua italiana, ma soprattutto si deve confrontare con la difficoltà di non sentirsi a casa propria.
Bravissimo Mastandrea, ottima l’idea. La seconda parte non regge il confronto con la prima, ma nel complesso si tratta di un film scritto bene: ***.

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Of horses and men
Tragicomico
Concorso Panorama internazionale, lungometraggi stranieri
Regia di; con
Nelle sale: prossimamente

Ambientato nei bellissimi paesaggi della campagna islandese, il film ritrae parallelamente alcuni episodi che coinvolgono gli abitanti di un villaggio, che di fatto vivono allevando cavalli.

L’impianto è quello comico, ma c’è poco spazio per i dialoghi: i protagonisti di questo film sono, infatti, la natura e le dinamiche interpersonali che animano la vita del villaggio.
Godibile, divertente, da vedere nel caso in cui venga distribuito in Italia: ***.

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Zoran il mio nipote scemo, Italia-Slovenia 2013, 112’
Commedia
Concorso Opere prime italiane
Regia di Matteo Oleotto; con Giuseppe Battiston, Teco Celio, Rok Prašnikar
Nelle sale: già passato

Oleotto ambienta questa brillante commedia nella ‘sua’ provincia di Gorizia, traendo in maniera terrificante (e nel contempo assai divertente) il ritratto di un personaggio ignobile e assolutamente respingente.
Giuseppe Battiston interpreta Paolo Bressan, incallito ubriacone che vive a Doberdò. Scontroso sul lavoro, divorziato, bevitore molesto: Paolo è tutto questo, oltre a essere animato da un cinismo senza pari.

Una zia slovena muore e Paolo ‘eredita’ il nipote, che è un ragazzo apparentemente non molto sveglio.
Il ragazzino si rivela un ottimo giocatore di freccette e mentre Paolo vorrebbe servirsi di lui, questa sarà l’occasione per alcuni cambiamenti nella sua vita.

Paesaggi stupendi, situazioni esilaranti e battute così feroci da far ridere con una punta di compassione per i personaggi sono gli ingredienti di questa commedia ad alto tasso alcoolico e dallo humor acceso e pungente.
Un film davvero godibile, ben fatto, che ha meritato il successo ottenuto: ***½.

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Kidon, Francia-Israele 2014, 89’
Giallo, azione
Concorso Panorama internazionale, lungometraggi stranieri
Regia di Emmanuel Naccache con Tomer Sisley, Lionel Abelanski, Kev Adams
Nelle sale: prossimamente

Questo è un film di genere, presentato in concorso tra quelli stranieri, ma temo che non si avvicini nemmeno a ricevere qualche riconoscimento, nonostante la sinossi presentata sul catalogo del Bifest fosse sinceramente allettante.
«Kidon» ci porta nel 2010, più precisamente nel momento in cui alcuni sicari hanno ucciso Mahmoud Al-Mabhouh. Si pensa a un commando del Mossad, ma in realtà i servizi segreti israeliani non conoscono i soggetti che hanno compiuto l’azione.

L’arresto dei soggetti avviene a inizio film e da quel momento dovrebbe dipanarsi la trama narrativa.
Il film ha il pregio di essere fatto tecnicamente molto bene, soprattutto in fase di montaggio e per quanto riguarda le musiche.
Per il resto non ho francamente capito le intenzioni del regista: voleva fare un film d’azione? È lento, prevedibilissimo e piuttosto ingessato.

Un giallo? Non c’è suspense, non c’è thriller.
Voleva far ridere in alcuni momenti? Non c’è riuscito (forse l’aver visto prima «Zoran» mi ha condizionato).
I Festival sono un bel momento di incontro e confronto, ma vedere 5 film al giorno comporta anche certi rischi. Accettiamoli.
Non posso andare oltre a *½.

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VENERDÌ 11 APRILE

Il postino, Italia-Francia-Belgio 1994, 109’
Commedia
Fuori concorso, incontro con il regista Michael Radford
Regia di Michael Redford; con Massimo Troisi, Philippe Noiret, Maria Grazia Cucinotta
Valutazione: ***

Accompagnato dall’interprete, il regista Michael Radford sale sul palco del Petruzzelli allestito per le grandi occasioni.
Regista di alcuni film importanti («Il mercante di Venezia», «Orwell 1984», «Il postino»), inizia la sua intervista parlando di come ha conosciuto Massimo Troisi vedendo «Ricomincio da tre».

I due sono entrati in contatto e da lì è nata l’amicizia che ha portato, poi, alla realizzazione di «Il postino».
Naturalmente la prima parte dell’intervista è all’insegna del ricordo di Massimo Troisi, che sul set di «Il postino» la faceva da padrone con le sue improvvisazioni che, talvolta, sconvolgevano il copione e il lavoro di regista.

Radford è un regista che ha lavorato molto in Europa, occupandosi anche di televisione e documentari, acquisendo così un nutrito bagaglio di cultura europea. «Ho passato molto tempo in Europa, non andando a guardare monumenti e opere d’arte, ma sedendomi nei bar e osservando come si comporta la gente». E riferendosi a questa sua massima, il regista parla del film che sta girando attualmente, ambientato sul confine tra Afghanistan e Pakistan.

Successivamente il discorso verte sul bellissimo film «Il mercante di Venezia»: Radford parla di come si sia divertito a fare ricerche e a studiare la vita e le fonti storiche sulla Venezia dell’età moderna; l’abbigliamento delle donne, le dinamiche economiche e l’antisemitismo di fondo, sono gli ingredienti di un monumentale film che è tratto da una tragedia di Shakespeare e che vede protagonista uno strepitoso Al Pacino.

Il mio personalissimo Bifest finisce qua, ma anche venerdì e sabato l’offerta è stata allettante, tra retrospettive su Gian Maria Volonté, proiezioni di splendidi pilastri del cinema («Hiroshima mon amour») e gli ultimi film in concorso per le varie categorie.
Sabato sera grande chiusura al Teatro Petruzzelli con le premiazioni e l’anteprima del film «Gigolò per caso», regia di John Turturro, con Woody Allen, prossimamente nelle sale italiane.



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