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Giuliana Franchini
Psicologa, psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene
Giuseppe Maiolo
Psicoanalista e docente di Educazione alla sessualità all''Università di Bolzano. Si occupa di formazione dei genitori e di disagio giovanile
Officina del Benessere, Puegnago, tel. 0365.651827
 
 




20 Novembre 2014, 12.00

Genitori & Figli

Giornata internazionale dei diritti del fanciullo

di Giuseppe Maiolo
La Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia fu approvata il 20 novembre 1989, ogni anno si ricorda questa data in quasi tutti i paesi del mondo

L’ormai consueta Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ci ricorda, come ogni anno, che dobbiamo riflettere sulla condizione dei minori.
Può sembrare una ricorrenza logora, enfatizzata oltre misura o per certi versi può essere percepita come un evento svuotato di significato. Quindi inutile. Ma non lo è se ci fermiamo a pensare anche solo per un momento come i bambini nel mondo siano ancora oggetto di sfruttamento e di violenze.

È un impegno civile di grande portata domandarsi a che punto siamo con i diritti dei bambini che la l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato proprio il 20 novembre 1989.
Se lo facciamo ci accorgiamo che, nonostante sia condivisa ampiamente l’importanza dei diritti dei piccoli, ancora oggi nel mondo e anche in Italia sono molti i minori vittime di violenze e di abusi, discriminati ed emarginati o in condizioni di trascuratezza grave.

Un’allarmante conferma ad esempio viene dal rapporto di organizzazioni come Terre des Hommes e CISMAI che in un’indagine pilota fanno una  foto drammatica della realtà del nostro paese.
Secondo il dossier «Indifesa» infatti sono quasi 100mila in Italia i bambini vittime di maltrattamenti e di abusi di cui la metà è costituita da femmine.

Un dato impressionante perché i numeri emersi in questa ricerca fanno riferimento a situazioni reali in quanto si riferisce ai bambini effettivamente presi incarico dai servizi territoriali di 31 comuni italiani in cui è stata effettuata la ricerca.

Il fenomeno violenza sui minori è da sempre profondamente sommerso, ma è decisamente allarmante vedere come i minori siano sistematicamente abusati in ogni zona del paese. Colpisce il fatto che la trascuratezza materiale e affettiva sia la tipologia di abuso più elevata (52,7%) seguita  dalla violenza  assistita (16,6%) e dal maltrattamento psicologico (12,8%).

Questi dati, che si riferiscono al 2011
, impressionano perché ci mostrano, a differenza di quel che si crede, che i minori in Italia sono vittime dirette e indirette di adulti incapaci di prendersi cura di loro e di considerali degni di quei diritti fondamentali che vanno dal rispetto del loro corpo a quello  della mente e della loro psiche.

Benché l’abuso sessuale costituisca l’offesa più grave che si possa infliggere ad un bambino, il maltrattamento psicologico è un contenitore di violenza altrettanto dannoso e da un punto di vista psicologico assai spesso devastante. In effetti questa forma di abuso in escalation, fatto di offese verbali e non verbali, esplicite svalutazioni o silenziose mancanze di attenzione compromettono lo sviluppo equilibrato del bambino al pari, se non di più, del maltrattamento fisico.

Nella gran parte dei casi il palcoscenico dove si compiono le maggiori violenze è quello della famiglia,
dove carenza e/o povertà di relazioni autentiche e positive generano maltrattamento.
Se, come si calcola, la violenza sui bambini è cresciuta di circa il 56%, forse dobbiamo domandarci quanta prevenzione stiamo facendo con gli  adulti e quali risorse stiamo mettendo in campo per dare strumenti ai minori per riconoscere le situazioni a rischio e per loro pericolose.
Perché se è vero che deve svilupparsi la rete positiva di una società capace non solo di non offendere, ma anche di proteggere e difendere i diritti dei minori, è altrettanto necessario fare in modo che bambini e adolescenti conoscano i pericoli che corrono e dove sono più a rischio oggi.

In effetti è necessario tener conto che il panorama della violenza sta cambiando. È in evoluzione il rischio di sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali, così come sono in crescita le reti pedofile e l’adescamento via Internet o attraverso la diffusione dei nuovi dispositivi di comunicazione.
Incrementare allora il sostegno della famiglia nelle sue funzioni educative è di primaria importanza, così come è fondamentale far crescere una comunità educante capace di strumenti di protezione. È non solo urgente, ma anche doveroso, in un tempo di crisi come il nostro, puntare sulla prevenzione.

Sono gli studi sui costi sociali che annualmente lo Stato italiano deve sostenere per i minori vittima di violenza calcolati pari a circa 13 miliardi di euro, a farci dire quanto sia necessario investire in questa direzione.

Giuseppe Maiolo
www.ciripo.it

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