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03 Giugno 2015, 14.20

L'intervista

Piergiorgio Cinelli, oltre il dialetto

di Davide Vedovelli
Intervista al cantante bresciano, che sarà protagonista quest’estate con il suo nuovo spettacolo per tutta la provincia, in attesa del concerto a Vobarno di domenica 14 giugno
Domenica 14 giugno alle 21 Piergiorgio Cinelli si esibirà in concerto a Vobarno presso il Cafè My Life in Piazza Ferrari, in una serata organizzata in collaborazione con l'Amministrazione comunale. Cogliamo l'occasione per fare una chiacchierata con lui.

1) A nominare "Cinelli" in provincia di Brescia si pensa subito alla canzone in dialetto, anzi, alla canzone di qualità in dialetto. Quanto la scelta della lingua influenza i contenuti e viceversa?
In realtà è opinione ancora diffusa che dialetto e qualità non possano coesistere per definizione. Il dialetto viene ancora considerata come la lingua dei paesani, degli ignoranti, dei grezzi. Ultimamente insisto molto su questo tasto durante le mie serate, con canzoni e citazioni, perché il dialetto è ricco di espressioni che trasmettono emozioni meglio dell’italiano. Ed è la mia fortuna, perché a volte basta una parola semplice, efficace, per dire quello che in italiano bisogna affrontare con elaborate spiegazioni. Il dialetto è ricco, variopinto, musicale.


2) Ultimamente, e fortunatamente aggiungo io, anche il mondo della musica d'autore si sta riappropriando dei dialetti, anche per evitare che diventi appannaggio solo di una certa parte politica che lo utilizza solo come bandiera non diversa dal fazzoletto verde o dalla polenta, e questo è davvero svilente. Tu cosa ne pensi in merito? Come credi si possa ridare dignità al dialetto?
Mi sembra che i tentativi politici strumentali di riappropriarsi dei dialetti siano ormai falliti, credo grazie anche al rifiuto, logico anche storicamente, di alimentare idee moderne che poco hanno a che vedere con la storia antica delle lingue locali. Il dialetto è un patrimonio di tutti e secondo me va conservato e tramandato con la dignità di una vera e propria lingua. Naturalmente spero che il mio uso goliardico, oltre a far divertire, a far sorridere, contribuisca a questo scopo. Magari può sembrare un gioco superficiale, fine a se stesso, ma a volte il gioco di parole, la battuta facile nascondono una ricerca un pochino più profonda.


3) La caratteristica del dialetto credo sia quella di essere una lingua orale, ossia che non si impara sui banchi di scuola con regole precise, ma si apprende "naturalmente", sentendo i nonni od i genitori che lo parlano. Nessuno credo ci abbia "insegnato a parlare in dialetto", al massimo ci hanno spiegato il significato di alcune parole. Che vantaggio da il dialetto rispetto all'italiano? credi sia un limite l'utilizzo della lingua per poter uscire dai confini provinciali?
Sì, il dialetto si apprende soprattutto ascoltando i nonni, i genitori…o i cantanti dialettali!! Come ho già detto il dialetto è più musicale dell’italiano. Io che traduco spesso dall’inglese, ma anche dal francese in bresciano, faccio molto più fatica a farlo in italiano, che ha poche parole tronche, si adatta meglio a melodie “antiche”, sanremesi, per così dire, mentre il bresciano è più rock, più hip hop ( vedi Dellino :) ). Uscire dai confini provinciali è veramente difficile, prima di tutto perché ci sentiamo culturalmente inferiori agli altri dialetti. Inoltre abbiamo questa cadenza che non piace e ci identifica subito in maniera vagamente negativa. Quando mi capita di cantare fuori provincia devo sempre metterci il doppio dell’impegno e della presenza per superare quella diffidenza spontanea che c’è nei confronti dei bresciani (e dei bergamaschi…)

4) Che progetti hai per il futuro e per l’estate?
Quest’estate ho intitolato il mio spettacolo “Cocài, Oflaga e Pifiù”. Sono tre paesi significativi, ma soprattutto tre mie fortunate canzoni. Partendo da questi tre titoli affronto un viaggio musicale poco serio attraverso la provincia di Brescia, tra magücc, mumbulì e fighitìne de Piassa Arnaldo, passando disinvoltamente nei miei nove cd: l’ultimo, il nono e nuovo, si intitola Cidì nöf. Lo propongo da solo, ma anche con la band al completo: si chiama Bandacinèl ed è formata da: Michele Poncio Belleri alla chitarra, JImmy Sirani alla batteria, Ottavio Barbieri alle tastiere, Nicola Zanardelli al basso, Ale Strong e Silvia Radaelli ai cori.
Per il futuro ho praticamente già pronto un cd di Jazz. Si intitola Gès e l’ho registrato con una Big Band di 16 elementi diretta da Tullio Pernis. Sono classici dello swing riproposti naturalmente in dialetto. Diciamo che essendo un disco molto impegnativo, anche dal punto di vista economico, sta aspettando il momento storico ed economico adatto per essere pubblicato :)


5) Mi racconti un episodio divertente che ti è capitato sul palco?
Mah, mi capitano spesso episodi divertenti legati alla somiglianza con mio fratello Charlie. Ieri sera a Montichiari, per esempio, appena finito il concerto, un ragazzo si è avvicinato e mi ha detto: “Mi regali un cd? Sai, sono anni che seguo tuo fratello!"

6) Qual è il tuo vizio preferito?
Il mio vizio preferito... eh, è una bella lotta, anche perché i vizi spesso servono ad esaltare le virtù che ad essi si contrappongono…..ed essendo io notoriamente poco virtuoso…

Come da tradizione l'ultima domanda puoi farla tu a me. Ci vediamo a Vobarno

Mi incuriosiscono molto le differenze, non solo dialettali, tra le varie zone della provincia, nel senso che spesso i luoghi in cui si vive condizionano il carattere, i modi delle persone. Così è più facile che un camuno e un valsabbino abbiano più cose in comune rispetto a uno di Collio e uno di Pontevico, per dire…hai anche tu questa impressione o è un’idea che mi sono fatto io?

Sono d'accordo con te. Penso che usi e costumi comuni delle valli bresciane influenzino il carattere degli abitanti. Penso ad esempio al fatto che molti lavoravano in fabbrica, che per quanto differenti nella produzione dalla Valsabbia alla Valtrompia, gli orari, le abitudini e l'ambiente di lavoro è molto simile; così come l'avere uno stile di vita legato agli animali da allevare. Se ci spostiamo verso la Bassa già le abitudini cambiano, così come cambiano le ore di luce, ecc.
Credo che la montagna forgi il carattere di chi la abita in maniera importante. Un Valsabbino è molto diverso da un salodiano… e distano solo pochi chilometri.


Ci vediamo a Vobarno il 14, al Cafè My Life. Grazie per la bella chiacchierata
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