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Giuliana Franchini
Psicologa, psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene
Giuseppe Maiolo
Psicoanalista e docente di Educazione alla sessualità all''Università di Bolzano. Si occupa di formazione dei genitori e di disagio giovanile
Officina del Benessere, Puegnago, tel. 0365.651827
 
 




09 Giugno 2014, 07.07

Genitori e figli

Le paure dei bambini e quelle dei genitori

di Giuseppe Maiolo
Stasera a Villanuova un altro incontro per il ciclo GENITORI IN FORMA-zione. Alle 20,30 nella sala consiliare del Comune, con la dottoressa Giuliana Beghini Franchini, psicologa e psicoterapeuta infantile. Le abbiamo chiesto di anticipare qualcosa sul tema

La paura è un’emozione universale, comune e utile a tutti gli animali e agli uomini, ma anche necessaria perché mette in guardia dai pericoli che possono minacciare.

Se pensiamo ai bambini la prima paura oltre a quella della nascita, che lo psicoanalista Otto Rank ha definito “angoscia della nascita”, un altro momento difficile è la paura dell’ estraneo. Essa compare intorno all’ottavo mese di vita quando il bambino teme l’avvicinamento di uno sconosciuto. In  quella fase mentre con lo svezzamento sta sperimentando la prima importante separazione  questa emozione può divenire terrificante. È la concreta paura di essere toccati, guardati o presi in braccio da altri.  È una sensazione penosa ma indispensabile per conoscere il mondo esterno.

Di solito le paure dei bambini iniziano verso i tre anni e sono caratterizzate da improvvisi timori che turbano i sogni e possono compromettere alcune azioni della giornata. Si pensi alla paura degli animali, dei temporali oppure a quella, frequentissima, del buio.

Se si considerano le paure come momenti necessari per la crescita, va ricordato che e’ solo quando queste compromettono la vita normale del bambino che dobbiamo preoccuparci. Nelle altre situazioni dobbiamo impegnarci perché   egli possa  innanzitutto esprimerle, rappresentarle, dar loro una forma. Fondamentale è che possa raccontarle, condividerle con un adulto come il genitore o l’insegnante che, senza forzature, lo aiuti a  superarle.

Importante è capire in quale momento della vita del bambino si struttura la paura.  Significa sapere come sta in quel momento il bambino o che cosa stia accadendo nella sua vita. Per esempio un bambino ammalato può essere più fragile di  uno sano, oppure una situazione di separazione per esempio fa aumentare la paura del buio o del distacco per una gita scolastica.

Poi ci sono le esperienze particolari che va facendo soprattutto sul piano affettivo. A due tre  anni il bambino si confronta per la prima volta con alcuni conflitti  di grande significato come l’invidia, la gelosia, l’ambivalenza che contiene elementi aggressivi e ostili.
Questi sentimenti possono suscitare sensi di colpa e timori. In particolare il bambino può temere di essere punito, per cui è facile che egli riversi su qualcos’ altro i sentimenti che prova.

In ogni caso è importante che l’adulto non ridicolizzi il bambino ma sappia accoglierlo e dargli strumenti di accompagnamento per trovare una via d’uscita. Per aiutarlo può usare le fiabe, i racconti fantastici che gli permettono di immedesimarsi nelle situazioni difficili e allo stesso tempo gli forniscono, in chiave fantastica, fiducia e certezza di poter uscire dalle difficoltà e dalla paura come fa l’eroe  delle tante storie di magie che si raccontano da sempre.

Poi ci sono anche le paure dei genitori relativamente ai bambini. In parte queste sono date dalla funzione protettiva che impegna non poco padri e madri soprattutto ai giorni nostri, dove i pericoli reali da cui preservare i piccoli, appaiono sempre più insidiosi. Per un altro verso però, le paure degli adulti hanno a che fare con l’insicurezza individuale e collettiva. In un tempo in cui tutto è incerto, dove la vita dai ritmi sempre frenetici è bombardata da mille stimoli, ansia e stress alimentano angosce eccessive che spingono verso comportamenti iperprotettivi nei confronti dei figli. Non di rado questo atteggiamento si ripercuote sui bambini rendendoli fragili e deboli.


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