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09 Aprile 2014, 09.47

Quaderni di Cinema

Notizie dal Bif&st 2014

di Nicola Cargnoni
Il bif&st continua tra numerosi film, incontri, rassegne e grande affluenza di pubblico.
Ecco a voi i titoli visti domenica, lunedì e martedì

DOMENICA 6 APRILE

La grande bellezza, Italia-Francia 2013, 140’
Commedia-drammatico
Fuori concorso, evento speciale e incontro con Paolo Sorrentino
Regia di Paolo Sorrentino; con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli
Valutazione: ***½

A seguire, c’è stato l’incontro col regista di cui ho parlato nel precedente resoconto.

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Little miss sunshine, USA 2006, 101’
Commedia
Laboratorio di critica cinematografica
Regia di J. Dayton e V. Faris; con Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell

Commediola di poche pretese che ha inspiegabilmente (a mio avviso, s’intende) vinto importanti premi per la sceneggiatura. Una famiglia formata da personaggi inverosimili e un vortice di situazioni che vanno dal banale al grottesco, senza particolari slanci. Fino a un finale che dovrebbe essere di ‘redenzione’ (per questa famiglia che si presenta composta per lo più da perdenti), ma che non riesce proprio a dare un senso a un’ora e mezza di tedio. Buona la fotografia, buone le musiche, ma non basta.
Valutazione *½ .

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La sedia della felicità, Italia 2014, 98’
Commedia
Fuori concorso, evento speciale tributo a Carlo Mazzacurati
Regia di Carlo Mazzacurati; con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston
Nelle sale: prossimamente (dal 24 gennaio)   

Inizialmente inserito in concorso al Bifest, l’ultimo film di Mazzacurati è stato ‘promosso’ a evento speciale proprio a causa della recente scomparsa del cineasta.
Ambientato tra la laguna e le Alpi dolomitiche del Veneto, il film è la storia di tre personaggi (un’estetista, un tatuatore e un sacerdote) che cercano una sedia contenente un tesoro. Protagonisti della pellicola sono i destini incrociati, la religione goliardicamente presa in giro e alcuni spaccati della nostra società  messi alla berlina.

Le risate sono molte, ma le pretese sono poche; siamo piuttosto distanti dal Mazzacurati di «Notte italiana», «L’estate di Davide» e «La giusta distanza»; alcune scene sono però esilaranti e il film si lascia vedere piacevolmente.
Mazzacurati era attivo documentarista e ai lettori valsabbini farà piacere sapere che è stato il regista di uno splendido documentario su Mario Rigoni Stern.
Godibile, valutazione **½.

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Miele, Italia-Francia 2013, 96’
Drammatico
Concorso opere prime italiane
Regia di Valeria Golino; con Jasmine Trinca, Carlo Cecchi, Vinicio Marchioni
Nelle sale: già passato

Buon film, diretto da Valeria Golino, che era presente in sala insieme a Riccardo Scamarcio (produttore) per presentarlo.
Tema difficile e abbastanza pesante, ovvero l’eutanasia.

La protagonista è Irene, incarnata da una sempre brava Jasmine Trinca. Irene lavora con lo pseudonimo di Miele, che dovrebbe simboleggiare (almeno credo) la ‘dolce morte’ che dona ai propri clienti (cito, per esempio, il miele di lucreziana memoria cosparso sulla tazza per rendere meno amara l’assunzione di medicine).

Già, perché Irene-Miele è al centro di un giro illegale che si occupa di suicidi assistiti; ma Irene ha un’etica e porta la dolce morte soltanto nelle case di persone ammalate e sofferenti.
Il meccanismo si inceppa quando consegna il veleno a un ingegnere, scoprendo successivamente che questi è sano come un pesce.

Ottima la regia della Golino, che sta decisamente meglio dietro la macchina da presa.
Tema spinosissimo, affrontato con delicatezza, fino a un finale che potrebbe anche essere prevedibile agli occhi dello spettatore attento, ma che comunque si rivela denso di significato.

Per Irene si realizza un romanzo di formazione, la cui trama si dipana sul tortuoso sentiero delle sofferenze umane e della disperazione di chi vive a perenne contatto col dolore. È un film che può non ‘arrivare’, se non altro per le tematiche che tocca.
Non è mai moralista.
Vale davvero la pena vederlo: ***.

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LUNEDÌ 7 APRILE
 
Non ti muovere, Italia-Spagna-UK 2004, 117’
Drammatico
Fuori concorso, evento speciale e incontro con Sergio Castellitto
Regia di Sergio Castellitto; con Sergio Castellitto, Penélope Cruz, Claudia Gerini
Valutazione: ***

Dopo la proiezione del film, Castellitto si presenta sul palco del Petruzzelli per una lunga intervista sulla sua carriera di attore e regista.
Si è andati dai suoi esordi, con aneddoti su attori come Mastroianni e Michel Piccoli che gli hanno fatto da maestri, fino alle incisive esperienze con alcuni dei cineasti più importanti (Scola, Ferreri, Bellocchio e tanti altri).

«Il talento è ovunque; non lo si impara. E lo dico da studente da accademia del cinema: il talento è nascosto ovunque, lo si può far emergere e lo si può sviluppare, ma non si può impararlo. O lo si ha, o non lo si ha» è il monito dell’artista al pubblico.
I temi toccati sono molti, ma Castellitto si ferma in particolar modo sul proprio rapporto con la moglie, la scrittrice Margaret Mazzantini: è con lei che affronta a quattro mani il lavoro di scrittura dei soggetti e delle sceneggiature del film, servendosi della sua «scrittura molto visiva».

Per Castellitto «il cinema serve a due cose: far piangere e far ridere», anche se dramma e commedia si intersecano spesso e volentieri, in un gioco di complementarietà.
Molte le domande anche sulle sue esperienze nella fiction televisiva che «sono differenti in base al personaggio che si deve interpretare e in base al materiale che si ha a disposizione. Interpretare Padre Pio mi ha portato a procurarmi da solo il dolore per capire cosa possa significare il peso di un corpo malato; fare Fausto Coppi mi ha spinto a lunghe uscite in bicicletta, per cercare di capire a cosa può pensare un grande campione del ciclismo mentre affronta una salita impervia».

Parlando del cinema inteso come «ambiente famigliare, con le relative complicità, le dinamiche di lealtà e di inimicizie», si mostra molto disponibile e spiritoso in occasione delle domande giunte dal pubblico.

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La vita è bella, Italia 1997, 131’
Tragicomico
Laboratorio di critica cinematografica
Regia di Roberto Benigni
Valutazione: ***½

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Onirica: field of dogs, Polonia-Italia-Svezia 2013, 102’
Drammatico, visionario
Concorso Panorama internazionale
Regia di Lech Majewski; con Michal Tatarek, Elbieta Okupska, Jacenty Jedrusi
Nelle sale: prossimamente (dal 17 gennaio)   

Più che un film, si potrebbe parlare di un’esperienza visiva.
Torna nelle sale il cineasta polacco Majewski (autore del capolavoro «I colori della Passione») e lo fa sfruttando il 2010, annus horribilis della storia polacca (le atroci alluvioni invernali e l’incidente aereo in cui è morto il Presidente).

Il film uscirà giovedì prossimo e prometto una recensione ben più dettagliata. Nel frattempo basti dire che il protagonista è Adam, docente universitario di letteratura. In un incidente perde la fidanzata e il migliore amico, mentre lui sopravvive miracolosamente.
Troverà rifugio nel mondo dei sogni, scandito dai canti della Divina Commedia. Ci sono molti riferimenti a tanto cinema russo, mentre i dialoghi tra il protagonista e sua zia sono a dir poco straordinari, destreggiandosi tra Seneca, Epitteto ed Heidegger.

È un film assolutamente visionario, in cui fin da subito si perde totalmente il filo della narrazione (ammesso che ci sia) e che durante tutta la sua durata propone decine e decine di spunti di riflessione.
A livello estetico è indubbiamente un capolavoro: ****.

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L’arbitro, Italia-Argentina 2013, 90’
Commedia
Concorso opere prime italiane
Regia di Paolo Zucca; con Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Jacopo Cullin
Nelle sale: già passato

Probabilmente la definizione di “western contemporaneo” è la più adatta per questo film di Paolo Zucca che dalle premesse sembrerebbe promettere piuttosto bene. La scelta artistica del bianco/nero rimarca infatti l’appartenenza al genere.

Potremmo dividere la pellicola in due parti: la prima, dove vediamo le vite di alcuni operai e pastori sardi, appartenenti a diversi paesi e che sono protagonisti di furiose partite a calcio, in campi di calcio sperduti tra i pascoli, dove l’erba incolta di antichi cimiteri confina col rettangolo di gioco.
Parallelamente a questa situazione che mischia il comico, il grottesco e il drammatico, lo spettatore segue la vita di un arbitro di livello internazionale, impersonato da Accorsi.

La seconda parte è un “incrocio di destini, una strana storia” che è francamente realizzata maluccio, se non altro l’ottimo materiale di partenza poteva e doveva essere sviluppato meglio
Tra giochi di sovrapposizioni e scene di vero e proprio musical, la violenza di fondo emerge nel forte campanilismo, ma anche all’interno della stessa famiglia. Già perché in queste realtà minuscole la squadra di calcio è anche famiglia (persino l’arbitro forma un team affiatatissimo coi suoi collaboratori).
Merita la sufficienza per come è partito e valga anche come voto di incoraggiamento per il regista: **½ .

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MARTEDÌ 8 APRILE

Il più bel giorno della mia vita, Italia 2002, 102’
Commedia romantica
Fuori concorso, evento speciale e incontro con Cristina Comencini
Regia di Cristina Comencini; con Margherita Buy, Virna Lisi, Luigi Lo Cascio
Valutazione: *½

Dopo la proiezione del film, Cristina Comencini si presenta sul palco del Petruzzelli per una interessante intervista sulla sua prolifica vita di scrittrice di opere teatrali e cinematografiche.

Parla del perché solo alcuni dei suoi libri sono diventati film, dell’importanza del valore della “leggerezza” e di come siano complementari la commedia e il dramma.
Cita Billy Wilder come esempio massimo di questo tipo di operazioni che rappresentavano oggetti drammatici con soggetti comici o viceversa.

Sempre con una forte tendenza a porre l’accento sulla parola “donne” (usatissima) e sulle questioni femministe. Un’artista molto interessante, anche se rimane il rammarico della scelta del film. Già, perché «La bestia nel cuore» e «Matrimoni» sarebbero state due scelte migliori.

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Les interdits, Francia-Germania-Russia-Canada 2013, 100’
Drammatico
Concorso Panorama internazionale
Regia di Anne Weil e Philippe Kotlarski; con Stéphanie Sokolinski, Jérémie Lippmann, Vladimir Friedman
Nelle sale: prossimamente

Due cugini si fingono fidanzati e partono per Odessa.
La loro missione è aiutare gli ebrei russi perseguitati dal regime sovietico.
Siamo nel 1979 e i registi (presenti in sala al Petruzzelli) sono oggettivamente bravi nel realizzare un film la cui storia in sé e per sé è anche interessante.

Il punto di forza è la narrazione che si basa su quello che era il contrabbando di libri ‘anti-sovietici’ e dei visti per espatriare. Carole e Jerome, i due protagonisti, si troveranno a scoprire un mondo che non immaginavano esistesse, finché Viktor incaricherà Jerome di portare con sé il suo diario di prigionia nel gulag.

Una fotografia retrò, delle ottime scenografie e una regia impeccabile, ci raccontano questa storia dove, però, ci sono lacune abbastanza vistose in fase di sceneggiatura; alcune dinamiche interpersonali potevano essere sviluppate meglio, ma è comunque un buon lavoro: ***.

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Didi Papa, Russia-Georgia 2014, 72’
Drammatico, documentaristico
Concorso Panorama internazionale
Regia di Irakli Kochlamazashvili; con Anzor Kjchlamazashvili, Nelly Navasardova, Tengiz Tsulaya
Nelle sale: prossimamente

Un bellissimo viaggio nella Georgia contemporanea, dove si mettono in parallelo le vite di alcuni vecchi che vivono le loro vite nella povertà più totale, ma pur sempre intrise di valori e di semplicità.

A un certo punto una inquadratura fa vedere una candela in primo piano e, accanto, una lampadina rotta. Il vecchio che si consuma, ma che è affidabile e duraturo, contro il nuovo che si rompe e, a un certo punto, è inutile, quasi dannoso.
Inquadrature e fotografia sono superlative, questo è un film prezioso per i messaggi che manda, per le emozioni che trasmette, per l’idea di cinema che riesce a far emergere in quei paesi che stanno vivendo una temperie culturale (e un’urgenza comunicativa) che nella nostra società sembra scomparsa da tempo.

L’impianto narrativo è ovviamente quello della fiction, ma la realizzazione è come quella di un documentario: paesaggi alternati a normali situazioni di vita quotidiana, mentre sul sottofondo, quasi perennemente, la voce narrante è sostituita dalla radio e dai suoi dialoghi, che ci raccontano ciò che sta stravolgendo il mondo, mentre il paesino georgiano sembra vittima di un incantesimo immobilista.

È da vedere, la valutazione non può che essere più che positiva: ***½.
Un difetto potrebbe essere la durata: troppo breve, alcuni spunti meritavano di essere sviluppati meglio. Molto poetico, comunque.

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Salvo, Italia-Francia 2013, 104’
Noir
Concorso opere prime italiane
Regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza; con Saleh Bakri, Sara Serraiocco, Luigi Lo Cascio
Nelle sale: già passato

La giornata di martedì si conclude con questo bel film realizzato da due registi siciliani.
Il tema è la mafia, ma non è soltanto quella. È un killer che un giorno, per vendicare un agguato al suo boss, va a casa di un mafioso rivale e lo uccide, salvando però la sorella cieca.

In un mondo dove ‘vedere’ molto spesso equivale a essere condannati, la protagonista riacquista la vista a seguito del trauma, e con essa riacquista anche la libertà.

Dal punto di vista registico è un film meraviglioso, con molti primi piani sui movimenti del soggetto, mentre la scena si svolge fuori campo e noi sentiamo soltanto l’audio, immedesimandoci in quel senso di insicurezza e timore che anima la protagonista cieca.
Io non ho staccato gli occhi dallo schermo nemmeno per un attimo. Credo che lo rivedrò, e questo succede raramente: ***½.

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