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11 Settembre 2014, 07.45

Quaderni di Cinema

«L'arte della felicità» è l'esordio di Alessandro Rak

di Nicola 'nimi' Cargnoni
Dopo la lunga pausa estiva torna l'apprezzatissima rubrica 'Quaderni di Cinema', di Nicola (nimi) Cargnoni, con la recensione di un bellissimo film d'animazione del 2013 che sta uscendo in DVD

Il bellissimo ed emozionante film d’esordio del “Miyazaki italiano” si appresta a uscire in Dvd, dopo aver incantato il pubblico nelle sale cinematografiche.

Presentato a Venezia nel 2013, «L’arte della felicità» è un film d’animazione che racconta i viaggi (anche interiori) di Sergio, tassista napoletano che si trova a dover affrontare la morte del fratello Alfredo, partito diversi anni prima alla volta del Tibet per avvicinarsi al buddismo, e mai più ritornato a casa.

Il filo rosso della pellicola è quello tracciato dall’elaborazione del lutto, mettendo in scena i sentimenti contrastanti che animano Sergio: dai rimpianti ai sensi di colpa, fino ai ricordi più dolci delle giornate passate a suonare con Alfredo.
In una Napoli tremendamente realistica, devastata dall’incuria e dalla sporcizia, il taxi di Sergio si muove sempre sotto una pioggia battente; ciò che solitamente è un espediente cinematografico che dovrebbe marcare un “lavaggio” dell’anima, in realtà è un espediente per creare un immaginario opaco, fosco, ai limiti della mestizia.

La contrapposizione esterno/interno è resa ancora più marcata dalla metafora del viaggio; Sergio vive sulle strade di Napoli, ma i suoi viaggi sono più interiori che urbani. I clienti di Sergio sono i personaggi più disparati: una cantante, una anziana signora, uno zio, uno speaker radiofonico, tutti comprimari che danno vita a dialoghi eccezionali, dalle tematiche forti, in netto contrasto con la logica del cartoon.

La forza di questo film, infatti, sta tutta nei contrasti eccessivi e nel magma di visioni, che danno vita a metafore e prosopopee in grado di smuovere l’animo dello spettatore più coriaceo.

Personalmente ritengo che questa tecnica possa valere a pieno il soprannome di “Miyazaki italiano” per il giovane fumettista e regista napoletano Alessandro Rak, anche se il suo stile è meno lineare e narrativo rispetto a quello del cineasta giapponese.
Oltre ai contrasti, però, vi sono le similitudini: il taxi di Sergio è lercio, pieno di mozziconi e di sporcizia, proprio come la Napoli vista dai suoi finestrini; la bellezza scompare, l’atmosfera si fa soffocante e opprimente.

La scelta di un disegno “pastellato” si accompagna all’uso di colori non troppo accesi e alle musiche concettuali composte da Antonio Fresa e da Luigi Scialdone; in questo modo, il film si sviluppa su un piano narrativo sempre “in sospeso”, dando l’impressione del viaggio onirico, quando Sergio dialoga coi suoi clienti così come quando i dialoghi sono con sé stesso.

Salti temporali, visioni, monologhi e flashback ricalcano la tecnica del fumetto, punto di partenza del lavoro di Rak; ma questo non vieta al film di avere un suo carattere unitario, mettendo in scena in maniera emozionante e delicata i dissidi interiori di Sergio, che ha visto partire il fratello Alfredo senza sapere che fosse malato.

Le vicende di Sergio riescono a commuovere, grazie all’ottimo amalgama che il regista crea tra immagini, musiche e dialoghi. A rischio di ripetermi, non posso che esortarne la visione anche solo per gli scambi di battute che Sergio ha con i suoi clienti, tramite lo specchietto retrovisore. «L’arte della felicità» ha ricevuto un’ottima accoglienza nelle sale e dal primo ottobre sarà disponibile in Dvd.
Quella raccontata da Rak è una storia che, probabilmente, sortisce una certa empatia soprattutto in chi conosce la situazione che il protagonista vive nel suo taxi; ma le vicende di Sergio sono un ottimo spunto per affrontare alcuni punti di vista universali.

Posso affermare, senza dubbio, che questo film è stato uno dei migliori film italiani della passata stagione: ****½ .

Ne approfitto per
scusarmi per la lunga assenza. La stagione cinematografica è ripartita e alcuni film importanti sono già nelle sale.
Presto, quindi, potrò tornare a fornire recensioni con una certa regolarità.

Nicola ‘nimi’ Cargnoni
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