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19 Marzo 2012, 08.00
Sarezzo Valtrompia
Corsa

Le imprese atletiche di Tito Tiberti

di Andrea Alesci
Un'esclusiva intervista al 30enne atleta saretino che domenica 11 marzo si imposto nelle mezza maratona di Brescia, dopo aver vinto a dicembre in quel di Pisa il titolo di campione italiano Uisp nella maratona
 
A inizio novembre s’è messo dietro tutti per i primi cinque chilometri dei 42.195 metri attraverso New York, a dicembre è diventato campione italiano Uisp sulla medesima distanza a Pisa, ora la vittoria alla Brescia Art Marathon, nella sua città. Stiamo parlando di Tito Tiberti, 30enne saretino, capace di imporsi nella mezza maratona di casa, primo atleta bresciano in assoluto a riuscire nell’impresa. 
 
Che cosa significa vincere nella propria città? E farlo da primo assoluto nella storia di una corsa?
Checché ne diciamo, siamo legati da un cordone ombelicale alla nostra terra d'origine. Vincere in casa, tra facce amiche e incitamenti chiassosi, magari in dialetto, è davvero divertente. Sul rettilineo finale ho riconosciuto amici, genitori, atleti che alleno, tutti emozionatissimi per me: impagabile. Poi, il fatto d’essere il primo bresciano a inscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della mezza maratona cittadina m'inorgoglisce un po', anche se forse ‘orgoglio’ non è il termine giusto. Mi rende felice.
 
Che cosa significa per te correre? E c'è qualche corridore che ti ha ispirato?
Diceva Nietzsche: ‘Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre’: io aggiungerei ‘e aspiro a volare’. Correre è la passione che non mi ha mai abbandonato, anche quando la vita inevitabilmente ti mette alla prova: la corsa è stata a periodi alterni fonte di successi e gioia, momento di svago puro e semplice, distrazione dalle brutture del mondo, sistema per scaricare tensioni e per allontanare preoccupazioni, a volte è stato semplicemente un modo per non perdere un treno. Ecco, non mi piace correre per fuggire da qualcosa. Parlando di modelli, beh, mi ‘esalta’ il ceco Emil Zátopek: corridore eccelso ed eclettico, ma soprattutto uomo coraggioso.
 
Quali erano le attese alla vigilia e quali le sensazioni durante la gara, anche rispetto al tempo di 1h09'48''?
Cronometricamente ho fatto il possibile in questo momento di forma: non sono velocissimo perché sto pensando alla maratona. Il mio primato è 3' più veloce, ma a Brescia è stata una cavalcata solitaria, davanti mi sono mancati punti di riferimento che mi stimolassero a dare ancora di più. Dopo aver risolto un antipatico infortunio rimediato sul ghiaccio, mi sento decisamente sulla strada buona per correre forte in maratona tra un mese.
 
Dopo il 2010 un po' in sordina sulle lunghe distanze, com'è stato il ritorno ad alti livelli nel 2011 con la vittoria nel campionato italiano Uisp a Pisa e l’emozione americana?
Pisa – e qualche settimana prima New York – hanno rappresentato una pietra angolare agonistica: piccole svolte che mi hanno ridato forti motivazioni a spendere tempo ed energie in nuove competizioni. Vincere il titolo Uisp mi ha fatto particolarmente piacere per via del forte attaccamento ideale e ideologico all'idea dello ‘sport per tutti’. E poi è una maglia tricolore, è lì incorniciata ed è tutta mia.
 
Che cosa ha significato respirare l'aria di New York con gli occhi di tutti addosso, davanti ai mostri sacri del Kenya?
È stato uno dei momenti più adrenalinici ed endorfinici della mia carriera di maratoneta, 15' minuti di alleniana celebrità e – in un senso strettamente tecnico – un bel ‘numero’ atletico: partire da lontano, rincorrere e raggiungere atleti di classe mondiale e resistere per un bel po' non è cosa da tutti. Certo, è stata un'operazione d'immagine, perché mi piacerebbe raccogliere risorse per ripresentarmi a New York nel 2012 e aspirare alla Top 20 al traguardo. Per il resto, correre con i migliori al mondo ci dà esattamente la dimensione del nostro valore atletico: un discreto runner ‘pallido’, capace di buone prestazioni nel panorama nazionale ma ‘acerbo’ per il palcoscenico internazionale.
 
Perché il passaggio alla Ginnastica Comense 1872?
Il percorso della vita a volte prende una direzione senza che noi possiamo influenzare l'evoluzione degli eventi. Ragioni umane mi hanno portato lontano da Gavardo (e dall’Atletica Gavardo 90 Libertas), dove risiedevo da qualche anno; la scelta più naturale mi è parsa quella di seguire il mio tecnico Fabrizio Anselmo (che ringrazio) nel suo team, la blasonata Ginnastica Comense.
 
Quali saranno i progetti per il 2012? Potrai battere il tuo personale di 2h23'07'' di cinque anni fa?
Gli anni passano e – sebbene io abbia ancora cartucce da sparare – devo affrettare i tempi e cercare di cogliere il meglio. Sono ambizioso e aspiro a demolire il mio primato già in aprile, nella Milano City Marathon. Sono ambizioso anche nella gestione della mia immagine: mi piace correre divulgando un messaggio. A Milano per esempio correrò per “L'Abbraccio”, onlus che segue bambini e giovani affetti da Sclerosi laterale amiotrofica.
 
Oltre la corsa che cosa c'è?
Con gli studi ho chiuso da qualche anno, dopo la laurea in Relazioni internazionali e un master in “Peacebuilding”. Amo occuparmi di comunicazione e vorrei diventasse la mia professione, per hobby alleno podisti amatoriali e coopero al progetto yogaXrunners con la maestra Tite Togni.
 
Che cosa dà l'atletica a un uomo?
Ci regala la consapevolezza del nostro corpo, della sua forza e dei suoi limiti. Ci dà la coscienza delle potenzialità del nostro volere e di come certi ‘muri’ possano essere abbattuti con l'impegno e il sudore della fronte. Dà la possibilità di socializzare alla pari con persone cui nella vita quotidiana daremmo del ‘lei’. Soprattutto impartisce un'impareggiabile lezione di vita sulla bellezza di ottenere ciò che desideriamo con i nostri mezzi, senza scorciatoie o aiutini o per ventura. Per intenderci, è bello vincere un intero uovo di cioccolato nella lotteria pasquale ma è mille volte più appagante e arricchente conquistare una minuscola briciola di pane con merito e dedizione. 
 
Nelle foto, dall'alto in basso: Tito Tiberti primo sul traguardo della Brescia Art Marathon 2012, il momento del podio, un primo piano dell'atleta saretino (photo credit Stefano Beltrami). 
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