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21 Maggio 2014, 08.00

Eppur si muove

Il lago dei mille tradimenti

di Leretico
Le lettere anonime sono un atto vergognoso e fraudolento. Quella ricevuta nei giorni scorsi dalla signora Ettacani è simbolica di tutta una storia che da anni si protrae velenosa sul lago d’Idro

Mi riferisco alla moglie di Federico Ferroni, cittadino di Idro che su queste pagine ha voluto parlare delle sue idee e delle sue speranze per Idro (“Ma quanto vale un lago?” – 12 maggio 2014).
Questa vicenda sembra un viaggio nell’Inferno dantesco e certamente vi sono tutti i protagonisti:

Per ch'io mi volsi, e vidimi davante
e sotto i piedi un lago che per gelo
avea di vetro e non d'acqua sembiante...

[La Divina Commedia - Inferno – Canto XXXII – v.22-24]

Come non pensare che il lago di cui parla Dante sia anche il nostro lago d’Idro.
E il gelo di cui scrive sia quello della premeditazione, del tradimento. La storia del lago è infatti una storia di tradimenti ed è complicata perché i veri traditori si nascondono nell’ombra della retorica, del “mantra” documentario, della lettera anonima.

Le genti del lago vissero, nei quasi duecento anni della recente storia valsabbina, diverse vicissitudini.
Nell’Ottocento i livelli delle acque erano troppo elevati e non regolati, tanto da portare spesso ad allagamenti distruttivi di case e terreni (tremendo quello di Idro e Caffaro nel 1823, con un rialzo delle acque di ben 3,6m dal suo livello naturale).
E non era l’unico problema: sia al Caffaro che a Idro le acque stagnanti facilitavano la presenza della malaria, flagello pesantissimo in quei periodi difficili.

Per anni le popolazioni lacustri chiesero un intervento pubblico per poter diminuire i livelli del lago attraverso opere di abbassamento sia dell’ultimo tratto lacustre che dell’emissario.
A cominciare proprio dal 1823 furono numerosi gli interventi in questo senso, e costosissimi per le povere casse dei comuni di allora.
Attenzione allora a chi, con sottili sofismi, ambisce il ritorno del lago d’Idro alle condizioni di natura, perché quelle condizioni erano veramente disastrose e invivibili.

La prima forma errata di ambientalismo, il primo grave tradimento, è dunque il mieloso anelito ad una presunta salvifica età dell’oro, mentre si sa che quel passato nasconde solo morte e disperazione.
L’acqua non è solo portatrice di danni e malattie. Se regolata, infatti, può trasformare le calamità in ricchezza. La cosa triste è che la ricchezza del lago d’Idro sembra essere sempre fluita via, insieme alle sue acque, verso sud, lasciando a Idro prima malattia e distruzione, poi rabbia è povertà. L’ambiente e la pesca a suo tempo ne fecero le spese, in nome del progresso industriale e della floridezza delle pianura, della ricchezza altrui.

Si badi bene, però, che qui non si vuol dire che il benessere di pochi è stato preferito a quello di molti, anzi proprio il contrario: l’acqua del lago d’Idro è servita al progresso industriale e agricolo di tutta la provincia di Brescia per lo meno negli ultimi cento anni; è servita alla ricchezza di molti, tantissimi.

L’acqua è di tutti, ma il lago e le sue sponde sono di Idro: difendere il suo ambiente, il suo ecosistema, la vita degli abitanti sulle sue sponde è importante tanto quanto il benessere dell’agricoltura e dell’industria del resto della provincia.
Per ottenere il giusto riconoscimento, non basta rifarsi solo a tale condivisibile sentimento. Occorrono anche azioni conseguenti.

Ed è qui che si gioca tutto il dramma del lago: nel “come” si opera, quali iniziative si prendono e “come” si portano avanti per la sua difesa. E’ in questo “come” che si sono consumati i numerosi tradimenti del lago, tuttora perpetuati.

Negli ultimi giorni sono venuti a galla due fatti veramente disdicevoli, ben documentati, in cui c’è un vero e proprio ribaltamento delle posizioni.
Coloro che si sono spacciati per vittime sono diventati carnefici, coloro che si sono sempre detti difensori dell’ambiente e del lago si sono dimostrati interessati oppressori.

I presunti traditi si sono rivelati, finalmente, traditori.
La verità fa capolino timidamente in questa storia e ci auguriamo diventi presto un vero tifone, per spazzare via tutto il veleno e tutto l’odio alimentato ad arte in questi anni dai falsi guru dell’ambiente.

Il primo di questi fatti è la variante al PGT del comune di Idro, costata decine di migliaia di euro alle casse della comunità, che prefigurava un ampliamento enorme delle aree edificabili sulle sponde del lago.
Si parla di circa 70.000mq di nuova superficie edificabile che si tradurrebbe in circa 22.000 mq di superficie cementificabile per un totale di 68.000 mc di nuovo volume. Ovviamente i beneficiari di tale inconfessabile munificenza sono noti, ma quello che più infastidisce e indigna è il silenzio assoluto dei movimenti sedicenti ambientalisti che su tale prevista abnorme colata di cemento, a deturpare le sponde dell’amato lago, nulla hanno saputo eccepire, quando ci si sarebbe aspettati per lo meno una manifestazione pubblica di protesta. Invece il deserto assoluto e un rumoroso interessato silenzio.
Evidentemente erano troppo impegnati a scrivere lettere anonime per pensare al vero bene per la comunità. Ulteriore tradimento dunque, ma non certo l’ultimo.

Si assomma a questo, infatti, la pseudo battaglia sulla savanella: vituperato pertugio di pochi centimetri di altezza e di pochi metri cubi di portata, che si aprirebbe nelle opere idrauliche di sbarramento del lago.
Presenza obbligatoria in qualsiasi opera idraulica che si rispetti, abbassa il livello dell’emissario per garantire il deflusso minimo vitale, obbligatorio per legge.

Su questo abbassamento
c’è in corso un tale “stracciamento” di vesti che Caifa al confronto si sentirebbe intimorito da cotanta platealità del gesto.
E mentre si grida affannosamente contro la savanella, non ci si accorge che l’unico micidiale, non temuto, incontrollato deflusso, è quello delle sostanze pubbliche, che copioso esce dalla casse comunali come da un’enorme galleria sommersa, essiccandole in nome di questo e di tanti altri “santissimi” ricorsi giudiziari in cui gli unici vincenti sono gli avvocati e l’unico sicuro perdente è il contribuente.
Non ultimo il recente ricorso presentato il 6 maggio 2014 al TAR.

Ma non è tutto,
mentre si grida e si ricorre, si dimentica di leggere una piccola quasi insignificante delibera comunale (DGC n. 53/2011 del comune di Idro) che recepisce di fatto già nel giugno del 2011 la savanella nel progetto del ponte e della nuova entrata in paese, ed insieme ad essa tutti i collegati finanziamenti provinciali.

Stranissimo che coloro che amano farsi chiamare “Amici della Terra”, i quali ci hanno frastornato in questi anni citando complicatissimi documenti, sempre pronti a chiarire, certificare, emendare, raccomandare, a interpretare spocchiosamente dispensando a tutti quelli che osavano malauguratamente contestare, dei sonori rimbrotti se non accuse dirette di connivenza con chi voleva le nuove opere, dicevo è stranissimo che tali ferventi crociati dell’ambiente, così preparati e parsimoniosi tanto da “auto proclamarsi” formiche del lago, si siano lasciati sfuggire un documento del genere.
E c’è addirittura chi afferma che essendone venuti a conoscenza, avrebbero fatto spallucce evitando l’argomento. Ed ecco dunque l’ennesimo tradimento.

Riprendendo Dante
e il suo XXXII canto dell’Inferno, non ci rimane che ricordare cosa pensava il sommo poeta dei traditori della patria, dei traditori del lago: erano confitti nel lago ghiacciato, con la testa fuori come le rane gracidanti in uno stagno, rossi per la vergogna di essere riconosciuti come traditori, lo sguardo perennemente rivolto verso il basso, condannati a battere i denti “in nota di cicogna” per l’eternità nel punto più lontano da Dio, laggiù nel buio nebbioso della Caina in compagnia di Lucifero.

Forse Dante, vittima della guerra politica tra guelfi e ghibellini del suo tempo, fu troppo duro con i suoi avversari, noi ci accontenteremmo che chi è armato di buon senso e moderazione sappia riconoscere la verità in modo che intimidazioni mafiose, menzogne e tradimenti cessino definitivamente per il bene del nostro lago e delle sue generose popolazioni.


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