Il Grande Semplificatore
di Leretico

Nella letteratura ci sono due figure a cui possiamo guardare con una sottile inquietudine. Si tratta del Grande Inquisitore, che compare proprio all'inizio de "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij e del Grande Fratello, enigmatico e terribile personaggio di "1984" di George Orwell


Le ragioni della loro emblematicità stanno nei problemi morali, filosofici e politici che hanno provocato nelle menti dei lettori. Sono diventati entrambi rappresentanti di alcune idee forti: il Grande Inquisitore rappresenta l’idea dell’autorità che inganna il popolo per il suo bene pur soffrendone, mentre il Grande Fratello rappresenta l’autorità che inganna il popolo in nome della gestione tirannica e totalitaria del potere.

Ai due Grandi già noti, se ne potrebbe letterariamente aggiungere un terzo, a costituire una terribile quanto realistica trinità: il Grande Semplificatore. Se ci pensiamo bene, i tre costituiscono tre modi diversi di porsi da parte del Potere, da sempre il più grande problema dell’essere umano.

Il Grande Semplificatore è una figura inquietante e trascendentale, ossia è presente in molte decisioni e comportamenti pubblici, ma è difficilmente riconoscibile perché la sua azione è rivolta alla parte inconscia del nostro sistema cognitivo. Si nasconde nei luoghi comuni e soprattutto in quei meccanismi della comunicazione che fanno appello a idee “incarnate”, circuiti neuronali corrispondenti a precise metafore quotidiane che vengono “accese” in automatico nella mente di ogni persona quando essa riceve messaggi contenenti alcune parole chiave. Così ci indicano le moderne neuroscienze.

Sembra davvero lo scenario distopico di un romanzo di fantascienza, eppure anche la persona più ferrata, anche la più intellettualmente preparata, risponderebbe in modo univoco e inconscio se sottoposta a messaggi che usano una combinazione precisa di parole chiave. Possiamo immaginare quale campo aperto trovi il Grande Semplificatore nelle nostre comunità quasi inconsapevoli.

Lo sa bene George Lakoff che ha cercato nel suo libro “Metafora e vita quotidiana” (1980) di identificare queste metafore “incarnate”, indicando successivamente in un altro suo testo intitolato “Pensiero politico e scienza della mente” (2009), come tali metafore vengono utilizzate per influenzare il pensiero politico di tutti noi. Insomma, siamo tutti vittime potenziali del Grande Semplificatore.

Per un attimo sembra di essere catapultati
nell’esotica isola del Borneo, pieno di meraviglie naturali ma anche di pericoli micidiali. In quell’isola vivono i Dayak, noti per un’abitudine non molto simpatica: tagliare le teste dei loro presunti nemici, nella convinzione di diventare in questo modo più potenti per essersi impadroniti della loro anima.

Il Grande Semplificatore agisce nello stesso modo, non appena un problema complesso compare all’orizzonte della collettività, egli si piazza nei luoghi strategici della comunicazione dove tende i suoi agguati. Fa roteare la sua lama affilatissima e si impadronisce dell’anima di ogni persona che incontra quando quest’ultima, per vari motivi, preferisce la via più facile piuttosto che affrontare il faticoso sentiero della complessità.

Mettiamo il caso della pandemia in corso. Il Grande Semplificatore per raggiungere i suoi obiettivi ha utilizzato la combinazione di alcune metafore potentissime: la prima è quella della “Guerra contro un nemico invisibile”, efficace nell’alterare le menti di tutti quelli che sospettano, dietro ogni chiamata alle armi, seppur metaforica, un complotto misterioso per sospendere le libertà civili.

L’altra metafora utilizzata è quella de “l’eroe che svela le malefatte dello stato” che semina un terreno molto fertile in una nazione come la nostra che nella sua storia ha subito lunghe dominazioni di paesi stranieri. Questa metafora è una traduzione moderna di “Davide contro Golia”, che eccita tutti quelli che da un lato sentono il peso psicologico di un avversario invisibile e potente come il Covid, e dall’altro ritengono di possedere un’intelligenza talmente superiore da far loro comprendere prima di tutti dove si annida il grumo ineffabile del complotto contro l’umanità. Un cocktail pericoloso di paura e presunzione.

Quando questo meccanismo diventa evidente, ci si domanda quale sia il segreto della sua efficacia. E la risposta sta da un lato nella sua azione a livello inconscio, ossia, come abbiamo già detto, nel suo automatismo “incarnato”, dall’altro perché nella mente umana vige una regola generale che fa scartare subito tutte le tesi più complesse quando c’è una spiegazione “semplificata” a portata di mano. E il Grande Semplificatore lo sa molto bene.

Come fare allora per evitare i colpi tremendi del Grande Semplificatore?

Bisogna concedere tempo al pensiero e dare più spazio nella comunicazione pubblica alle soluzioni sostenibili di problemi complessi. Dovremmo poi festeggiare molto di più i successi come il premio Nobel per la fisica ricevuto da Giorgio Parisi, proprio perché lo ha meritato per i suoi studi sulla complessità.

Tutto ciò sarebbe utile,
ma comunque non sufficiente, in quanto gli strumenti del Grande Semplificatore agiscono sulla parte inconscia delle persone. Allora, insieme all’enfasi sul trattare la complessità con i giusti metodi della ragione cosciente, bisogna produrre controstorie efficaci anche a livello più profondo.

In passato fu difficile convincere la gente che fosse la terra a girare intorno al sole, eppure ci riuscimmo nonostante i nemici della teoria eliocentrica fossero potentissimi. Oggi i nemici della teoria della complessità sono altrettanto numerosi e potenti, a cominciare dai tre Grandi del Potere che qui abbiamo tratteggiato. Non è impossibile, tuttavia, cambiare le sorti del confronto, ma bisogna impostare una strategia di comunicazione molto più attiva e capace di rispondere, come si è visto, su diversi piani.

Anche questo scritto, in fondo, mira allo stesso obiettivo, perché evoca la metafora di “Davide contro Golia”, ma lo fa in modo opposto al Grande Semplificatore. Non dimentichiamo mai che il mondo è incredibilmente complesso, è un luogo dove, per intervenire positivamente, è necessario procedere con l’umiltà del saggio, il coraggio del sapiente e, come ha detto Giorgio Parisi, “insistere, insistere e insistere”.

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