Bambini ancora senza diritti e infanzia inascoltata
di Giuseppe Maiolo

“Non riesco a immaginarmi come sarò da grande”. “Ci stanno mettendo paura. Ma tutti hanno paura del futuro”... E non sono i bambini del Covid



A dire queste parole non sono i bambini del Covid, ma quelli che compaiono nel docu-film di Roberto Faenza e Filippo Macelloni prodotto dalla RAI nel 2015.

Bambini nel tempo, film da vedere o rivedere, reperibile facilmente su RAI Cultura, mette insieme le voci dell’infanzia dagli anni ’50 ai giorni nostri e, in capitoli diversi, testimonianze dirette fa parlare i piccoli di educazione, amicizia, paura del futuro e di rapporto con i genitori.

Se lo rivedi oggi ti pare che nulla sia cambiato negli anni e che le loro voci nessuno le abbia ancora ascoltate.
Ti vien da pensare che i bambini che stanno attraversando la pandemia, devono aggiungere alle paure di sempre, le angosce nuove che hanno travolto il mondo.

Poi ci aggiungi la lettura dei vari rapporti sull’infanzia.
L’ultimo del Gruppo CRC pubblicato insieme al portale Vita.it  in occasione della Giornata internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ti mostra quanto siamo ancora distanti dall’obiettivo della Convenzione ONU nel 1989.
Scopriamo che l’infanzia del 2020 non ha solo a che fare con l’aumento della povertà totale ma anche con la crescita della povertà relazionale e educativa.

È tragico, ad esempio, leggere quanto il lockdown abbia fatto aumentare i casi di violenza assistita nei contesti familiari, ma sconvolge ancora di più la denuncia dell’Istituto Superiore di Sanità, citato in questo rapporto, quando evidenzia un 34,3% dei bambini di età inferiore a 6 mesi lasciato davanti al computer o al display dello smartphone.

Percentuale che sale al 64,1% tra i 6 e i 12 mesi e aumenta la gravità del gesto educativo quel 31,5 % dei bambini che passa da 1 a 2 ore al giorno davanti a questi monitor!
Non è rispetto per l’infanzia se bambini e adolescenti non vengono controllati in quel loro essere quotidianamente iperconnessi alla rete. E’ invece sintomo di una trascuratezza diffusa dei cargiver il navigare senza contenimento e senza regole.

Ma è anche espressione di carenza di competenze sulle nuove tecnologie, quella che espone i bambini al rischio di essere adescati e abusati online.
Perché genitori ed educatori che non sanno ancora cosa sia il grooming, il sexiting, la sextortion o la pedopornogragfia, tanto per dirne alcuni dei pericoli presenti sul web, espongono drammaticamente alla pedofilia online.

La sfida che attende con urgenza gli adulti in questo anno travagliato, è quella di riportare al centro l’attenzione per l’infanzia e fare lo sforzo di rivedere radicalmente il progetto educativo alla luce delle innovazioni tecnologiche.

La fiducia nel futuro fortemente messa alla prova dalla pandemia, non può essere insegnata, ma necessita di una comunità educante capace di responsabilità e responsività. Ovvero adulti in grado di ascoltare e ascoltarsi ma anche di interrogarsi sulle responsabilità che c’erano anche prima della pandemia.
Perché senza rendercene conto, avevamo già compromesso le relazioni interpersonali e da un bel pezzo ci eravamo avviati sulla strada dell’isolamento sociale, sempre più chiusi in un esasperato individualismo narcisitico.

Ora, quei 10 milioni di minori italiani che stiamo trascurando, per diventare domani uomini e donne, hanno bisogno di trovare genitori e educatori responsabili, capaci di ascolto e attenzione.
Per la loro crescita armonica, forse dovremmo andare a reinventare la famiglia e la scuola ma sicuramente dovremo ricostruire le funzioni educative in un mondo totalmente mutato.

Perché questo accada, c’è bisogno di riflessioni comuni capaci di promuovere l’impegno sociale e politico per il sostegno dei genitori e degli insegnanti, ma anche per il potenziamento delle attività sanitarie di prevenzione e cura soprattutto per quanto riguarda il benessere psicologico e la salute mentale dei minori.  

Giuseppe Maiolo
psicoanalista
Università di Trento
www.officina-benessere.it


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