Mamme tigri e figli stressati
di Giuseppe Maiolo

La “mamma-tigre” è ormai una metafora nota. Descrive un modello educativo materno che, negli ultimi anni, si è diffuso anche da noi.


Si tratta di uno stile genitoriale nato in Cina che vede le madri impegnate a curare lo sviluppo dei figli e seguirli nello studio con piglio severo e esigente, con disciplina, regole e punizioni. L’esatto contrario dello stile permissivo e accondiscendente che ormai da molti anni imperversa in occidente.

Il problema è allora definire qual è lo stile educativo più funzionale per la crescita dei figli, quello che aiuta lo sviluppo e permette di realizzare se stessi facendo emergere i talenti. La parola “educare” significa proprio questo.  Derivata dal latino educere, che vuol dire “condurre fuori”, e analogamente al tedesco erziehen (educare) che contiene nella sua radice ziehen il significato di “tirare” educare è un “tirar fuori” e non un “mettere dentro” o “riempire un secchio”.

Nella pratica educativa le mamme-tigri, che interpretano in maniera energica il ruolo di “conduttrici”, investono tempo, denaro e una grande quantità di energie fisiche non tanto per aiutare i figli a sviluppare i propri talenti, quanto offrire loro risorse perché riescano a raggiungere il successo lavorativo ed economico. Vogliono figli forti e robusti dal punto di vista psicologico, ma in particolare capaci di avere successo a scuola, nello sport, nel lavoro e siano capaci di primeggiare in una qualche disciplina sportiva o nella musica. Ma soprattutto non vogliono che falliscano. Sostengono che nella vita bisogna avere successo, ottenere risultati positivi e popolarità. Cose che si conquistano con una disciplina ferrea, impegno costante e studio intenso.

Potrebbe non essere totalmente negativo questo modello e nemmeno sbagliato nutrire per i bambini aspettative per il loro futuro, se non fosse perché queste madri spesso fanno loro richieste eccessive e non tengono conto delle potenzialità dei figli. Inoltre quella preoccupazione continua del fallimento e le pretese che questi genitori comunicano in maniera più o meno esplicita, sono espressione di un vecchio stile autoritario che non ha mai funzionato come motore per far diventare adulti dotati di autonomia e sicurezza. In più questi atteggiamenti educativi sembrano dipendere maggiormente da quel pervasivo bisogno di perfezione che spesso hanno le madri di oggi le quali sembrano realizzare se stesse attraverso i figli e i loro risultati rendendoli vittime delle loro proiezioni.

Negli anni passati il modello delle madri-tigre è stato molto criticato ma, seppur con diverse sfumature, ha continuato a raccogliere interesse in occidente tra i genitori che sentivano la necessità di rivedere lo stile educativo delle mamme-chioccia, iperprotettive e ansiose. Oggi però, sulla base di alcuni studi condotti da ricercatori americani e in seguito all’aumento delle mamme-tigre, abbiamo la certezza che le aspettative eccessive dei genitori producono fin dalla scuola primaria un aumento dell’ansia di prestazione. Quando prevale in maniera quasi esclusiva la valutazione dei risultati scolastici e diventa insistente la richiesta ai figli di avere successo, finisce per aumentare lo stress cronico che produce disagio e reazioni depressive. Inoltre risulta più facile che si sviluppino quei comportamenti di prevaricazione e di aggressività violenta tra i pari a cui diamo il nome di bullismo e intolleranza.

Vale la pena allora che madri e padri riflettano sull’importanza di un equilibrio educativo che eviti gli estremi. La virtù, come al solito sta nel mezzo, ed è necessario che i genitori cont negano le pressioni delle aspettative sui figli, l’illusione che si possa essere perfetti e che il fallimento a scuola sia un’esperienza da evitare. Al contrario serve per crescere così come nel progetto educativo, più che la competizione serve inserire valori come il rispetto, la tolleranza e la solidarietà.

Giuseppe Maiolo
Università di Trento
www.officina-benessere.it
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