Cronache marine (parte prima)
di Ezio Gamberini

Quest’anno la nostra settimana di mare coinciderà con quella in cui cade ferragosto. La sera prima della partenza è stata organizzata dagli amici della “classe” una pizza in compagnia


Terminata l’ultima giornata di lavoro, con la valigia ancora da preparare, Grazia ed io (abbiamo la stessa età) usciamo da casa in direzione del parcheggio.
Fuori i bambini della via don Belli si scatenano in giochi di ogni tipo. 
“Oh, raga”… “Oh, raga”… “Uomo, donna!”. Allora ci giriamo.
Il piccolo B., quinta elementare, quello che un paio di anni fa suonò il mio campanello per chiedermi se uscivo a giocare con lui a pallone (e col quale trascorsi una delle più belle mezz’ore degli ultimi anni: palleggi, tiri a effetto, al volo…), si rivolgeva proprio a noi due con quel “raga”, per farci vedere le peripezie sul suo skate-board snodato, trainato dal suo palafreniere J., sei anni scarsi, che lo rimorchiava con la sua biciclettina.

Abbiamo riso mezz’ora a fila, le ferie non potevano iniziare in modo migliore!
Il sabato mattino, dopo aver lasciato sul comodino orologio e cervello (lo ricollegherò lunedì 18 agosto, prima di riprendere il lavoro), partiamo presto e in poco più di quattro ore raggiungiamo il piccolo paese ligure, vicino a Imperia, che negli ultimi anni abbiamo scelto per trascorrere la nostra settimana di mare.
Subito in spiaggia, per camminare avanti e indietro, come piace a noi.

Sbaglio o non abbiamo ancora visto nessun ‘marocchino’?” dico a Grazia.
Non ho ancora finito la frase, e nei prossimi duecento metri, in due minuti, ne incrociamo sette o otto che offrono occhiali, nastrini, perline, elasticini, orologi, teli mare, pinguini di plastica gonfiabili, simili agli “Ercolino sempre in piedi” di cinquant’anni fa…
Mi viene un’idea!

“Sbaglio o non abbiamo ancora visto nessun topless?”.

Pensavo di essere a distanza di sicurezza ma mi sbagliavo, perché lo scappellotto arriva secco ed immediato, sul mio coppino.
In compenso, nessun topless, nemmeno nei sei giorni seguenti…

Nel nostro girovagare sul litorale, lungo circa un chilometro, mi piace osservare ciò che legge la gente.
A parte i quotidiani (la “Stampa” su tutti: qui l’ottanta per cento dei turisti è piemontese; da Torino raggiungono Savona in meno di due ore e se vanno a sinistra, arrivano in breve a Varazze o Arenzano, mentre a destra si dirigono verso Loano, Albenga, Alassio o Sanremo, mentre il restante venti per cento è costituito da numerosi francesi, che evidentemente scelgono la “Riviera dei fiori” rispetto alla “Costa Azzurra”, belgi, inglesi, tedeschi, spagnoli e russi, ogni tanto si sente “Ti spiezzo in due”, qualche bottiglia vuota di Vodka in spiaggia e negli hotel canali televisivi russi; rarissimi i bresciani, un paio di “pota pota”, qualche parola aspirata valtriumplina e niente più) e una gran quantità di Enigmistica varia, la “Settimana” principalmente; ho contato almeno dieci copie di “Inferno” di Dan Brown, e poi i soliti Wilbur Smith, Ken Follet, Frederick Forsyth, che hanno la terrificante caratteristica di essere dei “pacchi” da ottocento-mille pagine.
E’ davvero stravagante l’assonanza tra questi testi: “I pilastri della terra” di Ken Follet, “I mastini della guerra” di Frederick Forsyth e “I giardini nella serra” di Peter Pampalugowsky; quest’ultimo l’ho inventato al momento, ma suona molto bene, no?

Poi Hosseini, Sveva Casati Modignani, Camilleri, Vitali, Sparks (qualche anno fa imperversavano i “Ramses” di Christian Jacq, ricordate?) e, quasi incredulo e commosso, scorgo una “Storia dell’arte” di un autore che non conosco e “I malavoglia” di Giovanni Verga.

Voglio anch’io il mio “pacco”, così la sera ci rechiamo in libreria e acquistiamo l’ultimo di Camilleri (‘La Piramide di fango’, ventiduesima avventura del commissario Montalbano) e l’edizione integrale del Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, una ‘sberla’ di mille e venti pagine acquistata con il cinquanta per cento di sconto (in casa ne possedevo soltanto una copia per ragazzi, “ridotta”, insomma).

Dopo cena riceviamo un sms di un amico (fra pochi giorni compirà cinquantanove anni, e la prova è una foto del duemilanove che lo ritrae davanti a una torta con la scritta “54”, ma lui, poverino, è convinto di compierne solo cinquantotto…) il quale, insieme alla moglie, si è avventurato nel nord-ovest della Francia, in Bretagna, per scoprirne le magnifiche coste.

Il messaggio è in francese e dice pressappoco:
…ah la Bretagne, la mer, la mer... c’est magnifique!”. 

Sono commosso, gli rispondo:
Merci, mon ami, pour l’emotions que tu m’as donnes, tu es un vrai homme de mer…”.
Siamo un po’ stanchini, finalmente a riposare.

Per Edmond Dantes si mette male.
Fernando Montego, Danglars e Caderousse lo stanno incastrando. Ne vedremo delle belle.
Ma adesso è ora di spegnere la luce.

E fu sera e fu mattina, primo giorno.

(continua…)



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