Chi l'endura(nce), la vince
di Tito Tiberti

Una riflessione di Tito Tiberti sulle condizioni degli atleti che si misurano sulle lunghe distanze e su qualche dettaglio d'allenamento da non trascurare 

 
TORNADO TRIUMPLINI
 
Il detto propriamente recita: “chi la dura, la vince”. Gioco con le parole per introdurre due semplici concetti che spesso “noi” atleti resistenti dimentichiamo, trascurando degli aspetti dell’allenamento fondamentali.
 
Parto da un fatto: due dei più rappresentativi runner triumplini sono fermi ai box (anche se scalpitano per tornare in gara!). L’una – l’azzurra di corsa in montagna Sara Bottarelli – è frenata da una fastidiosa infiammazione della bandelletta ileo-tibiale, l’altro – il sottoscritto – è ammaccato da una rovinosa caduta ciclistica in allenamento.

Lo scopo del pezzo non è rimproverare Sara o me stesso per i “guai” che ci portiamo appresso, ma prendere spunto per offrire qualche consiglio e per fare un “in bocca al lupo” a tutti i faticatori alle prese con qualche problemino fisico.
 
Lo sforzo prolungato, soprattutto nei periodi di buona forma o di crescita della condizione, produce dosi di endorfine elevate e trasmette autentico piacere al corridore, al ciclista, al nuotatore, al triathleta, al camminatore… S’insinua dello sportivo di endurance una sorta di ingordigia da “fatica buona” che fa spesso dimenticare due elementi fondamentali dell’allenamento:

1. la cura di sé (della propria struttura osteo-articolare e della salute/elasticità dei propri muscoli) e il recupero (che è cosa diversa dal semplice riposo)

2. la sicurezza delle condizioni in cui si svolge la pratica sportiva
 
 
L’esito più comune della negligenza di uno o di entrambe i due elementi citati è l’infortunio. Occorre essere resistenti sia nel dedicare tempo all’allenamento sia nell’avere la pazienza di adottare tutte le strategie di supporto all’allenamento vero e proprio e di contrasto dei rischi.
I suggerimenti più banali, ma anche genuinamente utili, rispetto al punto 1) sono:
 
- fare tanto stretching o praticare yoga,
- farsi assistere periodicamente da un fisioterapista sportivo,
- curare la propria igiene alimentare,
- evitare stravizi con fumo, alcol e altro,
- riposare o svolgere sedute blande e rigeneranti quando si è  molto “carichi di lavoro” e si deve stabilire la corretta alternanza tra allenamento intensivo ed estensivo.
  
Per quel che riguarda il punto 2), beh… il buon senso è la regola essenziale, insieme – per esempio – a:
 
- scelta di percorsi poco trafficati (e rispetto del codice della strada anche se siamo a piedi o in bici…),
- caschetto sempre in testa in bici,
- luci e dispositivi luminosi/catarifrangenti se ci alleniamo al buio,
- compagnia e boa di galleggiamento/segnalazione se nuotiamo in acque libere,
- compagnia e prudenza e kit di emergenza in montagna, etc…
 
 
Morale del racconto? Una terza versione del detto: chi l’ha dura (la testaccia, per non trascurare nulla!), la vince.
 
Per cultura generale, l’originale latino dice “Vincit qui patitur” e si accompagna bene con la saggezza di “Vincit, qui se vincit” (Vince chi sa dominarsi). Buone corse a tutti!
 
Prossimo appuntamento per "Tornado Triumplini" con un'intervista proprio a Sara!
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