Facebook a mia insaputa
di Aldo Vaglia

Mi trovo coinvolto , a mia insaputa (non come Scajola che qualcosa ci ha guadagnato), in un equivoco che dire stravagante, è una definizione benevola


Ho un profilo su facebook che raramente uso. Leggo con poca assiduità e difficilmente intervengo. In questi giorni mi arriva un articolo di un mio vecchio compagno di scuola che abita a Cernusco, Dario Collio;  parla delle imminenti elezioni al Comune di Idro, del Lago e delle due liste che si fronteggiano.

Rispondo sul mio profilo e penso che la cosa sia finita lì.
Mi chiama mio nipote e mi fa presente che l’articolo di Dario è pubblicato in un sito che leggono 300 persone e la mia risposta arriva solo ai miei quattro amici.
Si occupa lui di pubblicare quanto da me scritto in “Sei di Idro se…”. Non so perciò niente di chi gestisce il blog e delle opinioni di quelli che ne controllano il traffico.

Comincio ad avere sentore di essere entrato in un luogo in cui non sono gradito da questi primi commenti: “Aldo, Dario, Elena, Dolcestilnovo, Valsabbinadoc, Capitano, BLB, siete pesanti , lontani dal pensiero della gente comune e non chiarite le vostre beghe… Sig. Ubaldo forse teme che molte persone come me smettano di leggere questi articoli? Usate le faccine se non volete essere fraintesi…”
In un primo momento mi inalbero e rispondo per le rime (cosa che non si dovrebbe mai fare).

Intervengono altre ragazze con argomentazioni più comprensibili per spiegare quali sono le nostre intrusioni: “mi permetto con gentilezza e rispetto per tutti di ricordare che questo gruppo era nato per scrivere del nostro paese, ricordare persone, eventi, luoghi che ci hanno lasciato un segno nel cuore… e non per scrivere di politica anche se di Idro…”

Ora tutto è chiaro:
esistono luoghi dedicati a scambiarsi messaggi privati tra persone che la pensano tutte alla stesso modo e che usano simboli al posto di parole.
Questo fenomeno mi era totalmente sconosciuto e il fatto che il “Medium” fosse pubblico e si potesse trovare ragionevole escludere chi la pensa diversamente (o per età, o per linguaggio, o per culture differenti), mi era sembrato  inconcepibile.
Ho dovuto però ricredermi e ammettere che questi ragazzini hanno tutte le ragioni e le colpe sono di altri.

Chi ha insegnato loro che a 10 giorni dalle elezioni del proprio Sindaco, avrebbero il dovere civico di informarsi sulle questioni più importanti che attanagliano la vita del loro paese?
I politici, la televisione, la scuola non si occupano di Democrazia, fanno propaganda.

Come si può pretendere che i figli del Drive in e del Grande Fratello (quello televisivo) siano invogliati a leggere “1984” di George Orwell se nessuno ha sentito la necessità della loro formazione ed educazione?
Cosa sanno di Gramsci e Don Lorenzo Milani e della ricchezza del linguaggio, presupposto per un pensiero elaborato e complesso per emancipare le classi subalterne, se nessuno s’è occupato di farne cenno?

Alla fine tra i riduci e gli elimina, tra il mi piace e le faccine non si può che arrivare alla comunicazione semplificata e al pensiero unico. La convinzione di essere nel giusto e di aver trovato la felicità è una logica conseguenza.
Non si può certo incolpare il “mezzo” potente e neutro, se i messaggi veicolati sono vuoti e conformisti.
Creatività ed originalità sono state le armi vincenti degli italiani, se perdiamo anche queste siamo fritti.


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