Il rosa e l'azzurro
di Itu

Quando si nasce spesso accade che ci attende un colore, così tanto per esercitarci all'uso dei sensi che in questa vita è percorso comune.

 
Due colori contraddistinguono l’evento della nascita, due colori derivati che si annacquano di bianco dal primario rosso e blu, una identità di sesso che risolve i  diversi percorsi.

A volte succede che questa identificazione sfugga e si creino le variabili di classificazioni diverse, a me commuove ma non è condivisibile il mio punto di vista se lo star bene vuole solo certezze.

Quel che mi invoglia è guardare quei colori, pensare al pennello che prende una tinta rossa e poi il bianco e mescola in un piattino in righe e poi in crema il rosa; poi un altro pennello che si intinge nel blu e poi ancora dal bianco per stemperare in nuovo azzurro.

Tutti e due i nuovi colori hanno bisogno del bianco per realizzarsi, il non colore che respinge tutti quelli che la nostra retina riconosce, il bianco che a seconda delle culture diventa nuziale o anche lutto, segni che rimangono come tinta nella nostra anima bambina.

Dunque il rosso, colore del sangue, nutrimento del corpo palpitante, fiume e torrente che si lascia pompare dal cuore, che sgorga nelle continue ferite di donna, nella sua età fertile, nei parti, che affiora a imperlare di sudore la fatica del cambiamento .

Poi il blu, colore del più profondo mare, liquido freddo e cupo di sale e potenza di onde che trascinano, spinte di libertà accarezzate dai venti,orizzonti vasti per curiosità da Ulisse.

Tutto questo vivere da donne e da uomini si stempera con il bianco, sembra così tenero quel rosa e quell’azzurro di accoglienza, pensandoci bene niente mi pare più umano che affrontare il nostro destino
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